mercoledì 28 settembre 2016

Tutela inquinamento PFAS in Veneto: la risposta del Governo in Aula Camera

Tutela inquinamento PFAS in Veneto: la risposta del Governo in Aula Camera

La Sottosegretaria per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare Silvia Velo ha risposto il 13 luglio, in Aula della Camera, alle interrogazioni n. 3-02223 di Diego Crivellari (PD) e nn. 3-02470 e 3-02471 di Marco Brugnerotto (M5S) sulle iniziative per la prevenzione e la tutela della salute della popolazione residente in Veneto in relazione all'inquinamento derivante dall'utilizzo di alcune sostanze chimiche (cosiddette PFAS).
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Tutela inquinamento PFAS in Veneto: la risposta del Governo in Aula Camera (sintesi 13 settembre 2016)

lunedì 26 settembre 2016

Impossibile fermare i Pas a Valle! lo ha detto Antonio Mondardo presidente del tubone e consorzio Arica

Le acque che escono dai depuratori del Vicentino, e che finiscono nei corsi d’acqua che attraversano il Basso veronese e varie altre aree del Veneto meridionale non possono essere depurate della presenza dei Pfas. Ad affermarlo è stato - parlando in uno degli incontri svoltisi in questi giorni a Marghera (Venezia) nell’ambito di Watec Italy 2016, mostra-convegno dedicata alla tutela e al trattamento delle acque – Antonio Mondardo, il presidente del consorzio Arica di Arzignano, la realtà che gestisce il sistema formato da cinque depuratori del Vicentino, compreso quello di Trissino in cui scarica l’azienda chimica considerata dalla Regione come la principale causa della contaminazione, ed il collettore che ne trasporta a valle i reflui, scaricandoli nel fiume Fratta-Gorzone a Cologna.
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domenica 25 settembre 2016

Inquinamento: il "rischio Pfas" che spaventa il Veneto Al Watec Italy 2016 si parlerà del distretto conciario vicentino

Inquinamento: il "rischio Pfas" che spaventa il Veneto

Al Watec Italy 2016 si parlerà del distretto conciario vicentino dove sono alti i timori per la salute e a rischio decine di aziende


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Un sistema di impianto depurativo delle acque
Il Veneto chiede aiuto a Watec Italy 2016, il convegno internazionale sui problemi dell’acqua che si apre il 21 settembre a Venezia, per venire a capo di un nuovo fenomeno di inquinamento. Il problema nasce da una sostanza chimica che potrebbe mettere a rischio la salute delle popolazioni in diverse zone d’Italia e sicuramente ne minaccia l’economia.
Si chiama "perfluorato alchilico", in sigla pfas, ed è utilizzata soprattutto per impermeabilizzare pelli e tessuti. Sistemi di filtraggio efficaci al momento non se ne conoscono (i carboni attivi in uso per l’acqua potabile si esauriscono troppo in fretta) e dunque il perfluorato finisce nella falda acquifera delle zone in cui è utilizzato per le lavorazioni industriali. Da qui arriva nell’acqua dei pozzi, per poi finire nell’organismo delle persone.
Questo almeno è quel che succede nei dintorni di Arzignano, in provincia di Vicenza, dove esiste da decenni un importante distretto per la concia delle pelli e il pfas è stato riscontrato recentemente in quantità ben superiore alla media. Nessuno ha mai accusato disturbi, ma alcune di queste sostanze sono considerate cancerogene e il timore si è subito diffuso.
La fretta per il Veneto
A novembre dell’anno scorso il governo ha approvato un decreto legislativo per recepire la direttiva europea che impone, fra l’altro, tetti massimi per la presenza di queste sostanze nelle acque reflue, fissando al 2020 il limite temporale massimo per il loro rispetto.
La faccenda potrebbe riguardare anche altre regioni d’Italia, come la Campania, la Toscana e il Piemonte, dove esistono analoghe produzioni industriali, ma solo per il Veneto il governo ha richiesto che le soglie previste dalla direttiva europea siano rispettate immediatamente, per via dell’inquinamento della falda acquifera fra Vicenza, Verona e Padova dovuta alla presenza ormai trentennale (ad Arzignano, appunto) della Miteni, principale produttore di fluorati d’Italia e fra i primi d’Europa.
"Adeguarsi a queste soglie dall’oggi al domani dopo trent’anni di attività" dice Antonio Mondardo, presidente del Consorzio Arica che riunisce le tre più importanti aziende di depurazione delle acque della zona (Acque del Chiampo, Medio Chiampo e Avs) "è quasi impossibile e comunque non potrà accadere in modo indolore. Rischiamo la chiusura di decine di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro".
L'appello a Watec Italy
Proprio per cercare una soluzione, Mondardo ha deciso di intervenire a Watec Italy, la mostra convegno sulle problematiche dell’acqua a livello mondiale organizzata dalla Kenes Exhibitions, società israeliana specializzata nella realizzazione di eventi e comunicazione per le imprese a livello internazionale.
La speranza è che da qualche parte nel mondo, fra le imprese radunate dagli organizzatori, ci sia qualcuno alle prese con lo stesso problema di Arzignano e abbia la soluzione tecnologica per realizzare dei filtri in grado di eliminare i perfluorati dall’acqua prima che si riversino nelle falde. E che il governo italiano conceda al Veneto, alla Miteni, al distretto conciario di Arzignano e al consorzio Arica il tempo per mettersi in regola.
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giovedì 22 settembre 2016

A San Bonifacio il 23 settembre ore 21.00 incontro pubblico sull'acqua Bene Comune Diritto fondamentale e inquinamento da pesticidi e Pfas

A San Bonifacio il 23 settembre  ure 21 incontro pubblico sull'acqua Bene Comune Diritto fondamentale e  inquinamento da pesticidi e Pfas

Pfas, il dottor Vincenzo Cordiano: non necessario screening di 110.000 persone da 1,5 miliardi di euro(Qui anche lo studio SER)

Pfas, il dottor Vincenzo Cordiano: non necessario screening di 110.000 persone da 1,5 miliardi di euro

Di Citizen Writers Giovedi 15 Settembre alle 15:49 | 1 commenti
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Riceviamo dal dottor Vincenzo Cordiano e pubblichiamo
Lo studio del SER veneto (clicca qui per visualizzarlo) condotto nei comuni ad alta contaminazione da PFAS, i 21 comuni veneti più contaminati, a mio parere è importantissimo perché: 1) conferma per filo e per segno lo studio di mortalità retrospettivo condotto da ISDE-ENEA, e cui vi ho dato notizia in precedenza. Inoltre conferma un eccesso di incidenza di ipercolesterolemia e ipotiroidismo, condizioni che classicamente sono state associate ai PFAS. E mi suscita alcune perplessità l’affermazione dell’estensore che esclude a priori un ruolo dei pfas nell’eziopatogenesi di queste patologie multifattoriali. Senza apportare alcun dato scientifico che corrobori tale affermazioni. Il dottor Saugo non è noto per essere un esperto di pFAS e non mi risulta che se ne sia mai interessato prima del 2013. 2) Sempre a mio parere i risultati di questo studio rendono non necessario il previsto screening di 110.000 persone per i prossimi dieci anni. con una spesa preventivata di 1,5 miliardi di euro. I dati già ci sono. A meno che non vengano determinati anche anche i pfas nel sangue, cosa che, al momento, non sembra essere prevista.
3) è gravissimo che nessuno dei sindaci interessati non abbia sentito il bisogno di chiedere lumi agli autori del studio
Leggi tutti gli articoli su: pfas, Vincenzo Cordiano

Commenti
Inviato Sabato 17 Settembre alle 06:48
Vorrei precisare che lo screening sanitario previsto, che pur noi medici di ISDE Vicenza abbiamo chiesto fino dall'estate 2013, ha senso SOLO se associato alla determinazione dei PFAS nel sangue dei singoli soggetti residenti nelle zone più contaminate e in un campione di controllo molto più numeroso di quello finora usato. Solo se saranno disponibili i dati relativi alle quantità di pfas presenti nel sangue dei singoli soggetti. si potrà trarre qualche confusione di un certo valore significativo sul ruolo dei PFAS nel determinare o meno una eventuale patologia riscontrata nel soggetto anonimato. Oltre a rendere un servizio di inestimabile valore alla comunità scientifica internazionale che potrà avere un altro contributo con il quale giudicare la pericolosità di queste sostanze. Altrimenti saranno solo soldi buttai al vento e resterà il dubbio, insinuato anche dall'autore dello studio del SER, che tali anomalie possano essere causate dai "soliti fattori di rischio già noti" e dai fantomatici stili di vita. I quali non is capisce perché da oltre 40 anni si siano annidati e concentrati in una determinata area, la zona "rosa" più contaminata dai pfas, e non in altre zone vicine. Voci di corridoio dicono che i PFAS nel sangue saranno cercati, ma dai documenti ufficiali ciò non si ricava. SI parla solo di non meglio definiti "esami di secondo livello" da effettuare qualora si verifichino determinate condizioni (quali?). Aspettiamo di vedere il protocollo definitivo del programma decennale di monitoraggio della popolazione esposta alla contaminazione da PFAS. Poi ci sarebbe da chiedersi perché i politici hanno deciso di sottoporre ad un monitoraggio accurato la popolazione esposta ai PFAS a spese del contribuente e non altre popolazioni ugualmente esposte a sostanze probabilmente più tossiche dei PFAs: per esempio i cittadini che vivono in vicinanza degli inceneritori di Schio o di Padova (e di tutti gli altri inceneritori più o meno nascosti del Veneto: cementifici di Monselice,, inceneritori interni alle industrie chimiche ecc), o quelli che risiedono attorno alle discariche, o quelli che vivono attorno al lago di Garda contaminato dalle diossina, o i milioni di cittadini veneti che respirano da decenni aria fra la più inquinata al mondo. I pFAS oggi sono di moda e un monitoraggio più o meno ben fatto potrebbe essere usato per nascondere colpe passate di politici e amministratori che avrebbero dovuto controllare e forse non l'hanno fatto, accontentare la popolazione che potrà farse delle analisi gratis e raccogliere qualche voto alle prossime elezioni.. VIncenzo Cordiano

venerdì 16 settembre 2016

Presidente Arica sul caso pfas annuncia: «faremo ricorso contro Regione»

Mondardo: «il mondo m’è crollato addosso, potrei lasciare»

Il tesoriere veneto della Lega rivela alcuni retroscena sul tentato suicidio. E da presidente Arica sul caso pfas annuncia: «faremo ricorso contro Regione»

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Dopo più di un mese da quella maledetta sera di luglio in cui ha tentato di suicidarsi, Antonio Mondardo – come ci ha detto lui stesso – é «operativo». E in effetti, a parte qualche leggera movenza nervosa, lo troviamo in forma. Ci accoglie nella sede di Acque del Chiampo in qualità di presidente di Arica (Aziende RIunite Collettore Acque), il consorzio che gestisce il cosiddetto “tubone” di trasferimento dei reflui di cinque impianti di depurazione del Vicentino: Trissino, Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello e Lonigo). E’ indispettito perché nell’ultima puntata di Presa Diretta su Rai3 in cui si é parlato del caso Pfas, di tutte le informazioni che aveva dato all’inviato di Marco Iacona che lo aveva intervistato «non é uscito niente, zero». Ed é proprio dall’inquinamento da derivati del fluoro che iniziamo la nostra conversazione.
In un nostro articolo di pochi giorni fa, mettevamo in luce come il decreto emanato dalla Regione Veneto contenesse un codicillo che sembra annacquare le sanzioni per i responsabili dell’inquinamento. Che a sua volta si rifà ad uno del Ministero dell’Ambiente di luglio che pone limiti stringenti (500 e 30 nanogrammi per litro rispettivamente per Pfoa e Pfos e 3 mila nanogrammi per litro per i Pfba). L’accusa del Movimento 5 Stelle é che in realtà non siano per niente stringenti. Dal canto suo, lei aveva già contestato i parametri regionali perché troppo poco graduali, danneggiando il comparto industriale dell’Ovest Vicentino…
…le dico subito: faremo ricorso contro il decreto regionale. E’ inapplicabile dal punto di vista della fattibilità: non puoi fermare una macchina che va a 100 km all’ora portandola di colpo a zero.
Ma dei nuovi limiti ci volevano, no?
Posso condividere l’obiettivo finale, ma ci vuole una tempistica adeguata. I nostri suggerimenti alla Regione li avevamo dati… Si rischia di bloccare il comparto conciario, una cosa da 30 mila lavoratori, se si include l’indotto. Anche perché, a dirla tutta, il perfluoro acrilico non é la sostanza che ci preoccupa di più…
Ah no? E qual è?
Be’ c’è il cromo, i cloruri, i solfati… Noi abbiamo detto che é meglio rimettere in discussione tutto, allora.
Mi scusi, ma quando si dice di voler rivedere tutto, il rischio é che non si riveda niente:  gattopardismo all’italiana.
La questione é che Roma ha detto: siamo intervenuti noi perché il Veneto ha dormito. Ma non è vero, la Regione si é attivata subito, co-finanziando la messa in sicurezza degli acquedotti. E riscontriamo due anomalie: la prima è che il decreto é pensato solo per il Veneto, il che rischia di agevolare altri distretti, come ad esempio quello in Toscana (guarda caso…); la seconda é che non puoi fissare gli stessi limiti per l’acqua di scarico e per l’acqua potabile. La verità sa qual è?
Qual è?
E’ che tutti vogliono pararsi il posteriore da eventuali azioni delle Procure. Invece qui bisogna ragionare pragmaticamente.
Pragmaticamente, secondo i grillini, significa favorire la lobby del settore. Che avrà pure qualche responsabilità, o ce l’ha solo la politica?
Guardi che fin dal giugno 2013 il problema lo abbiamo segnalato con un’ordinanza che riduceva i limiti. E ricordo che l’Ue ha inserito solo i Pfos fra le sostanze tossiche. Un’ulteriore riduzione ci fu a fine 2013, poi nel 2014 l’Istituto Superiore di Sanità pone dei limiti, e nel 2015 arriviamo al terzo provvedimento di riduzione. L’impianto di Montebello sarebbe già apposto, il problema riguarda la Miteni di Trissino. Che non ha eluso le norme, semplicemente perché in passato le norme non c’erano!
Mi sta dicendo che stiamo scontando il passato, su cui c’è poco da fare?
Esatto. E penso che chi chieda i danni alla Miteni abbia per questa ragione pochi margini legali.
Sembra un caso Ilva 2: le ragioni dell’ambiente contro quelle dell’economia.
Sì, ma per affrontarlo serve una concertazione fra le due. Fino agli anni scorsi c’é stata sicuramente una sottovalutazione del problema, anche per lo stato di avanzamento tecnologico che non consentiva di individuare i nanogrammi, nelle analisi addirittura era un dato che non veniva rilevato.
Resta che la sensibilità ambientale è mancata, é innegabile.
E’ vero, ma il comparto conciario è cambiato in meglio, c’è stata la rivoluzione rispetto a trent’anni fa, ora siamo all’eccellenza.
Politicamente, lei leghista deve ricorrere contro la Regione guidata dal leghista Zaia. Un bel pasticcio.
Non è che ce l’abbiamo con la Regione, che ha dovuto prendere alla lettera il governo. Anche Miteni farà ricorso. Il nostro é un ricorso tecnico, non politico. Auspico che ci sia una maggiore presenza politica al tavolo di governo.
A proposito di Lega: ora lei é un semplice iscritto?
(Ride) Credo di essere ancora tesoriere regionale. Ma non sto guardando verso nessuno tranne che al segretario federale, a quello che dirà a Pontida sulle prospettive in caso di vittoria di Renzi al referendum. Diciamo che sono in standby.
Lei è dato ancora come vicino all’ex leghista Flavio Tosi. Di qui, anche, l’ostilità del segretario veneto Da Re e del presidente veneto Bitonci.
Tosi è una grande delusione, sul sostegno a Renzi. A parte la telefonata per sapere come stavo, non l’ho più sentito.
Quindi oggi é salviniano?
Non sono di certo per il Bossi-pensiero, per il partito-sindacato del territorio com’era in passato. Per cambiare bisogna cambiare le regole andando al governo a Roma. Sono d’accordo con la linea del segretario federale.
E’ rimasto deluso anche dalla pressocchè totale assenza di solidarietà pubblica da parte dei vertici del suo partito, all’indomani del suo gesto?
In parte ho chiesto io di non pubblicizzare la cosa, per evitare speculazioni politiche. Io voglio bene alla Lega, che mi ha dato tanto: sindaco di Grancona per dieci anni, tre mandati in Provincia, avrei anche potuto fare il consigliere regionale… Prima o poi certi personaggi passano… e non in un tempo lunghissimo. C’è stato un’incomprensione di Da Re e uno scontro con Bitonci…
Ma tali da suscitarle quella reazione estrema?
Da quella riunione sono uscito come il mondo mi fosse crollato addosso. Ora devo volermi più bene. Sto ragionando se lasciare, per sentirmi più libero.
E del fatto che parte della stampa locale ci abbia messo parecchio per dare la notizia, che mi dice?
Le rivelo questo: mia moglie, che era all’estero quella sera, fra le prime cose che ha fatto ha chiamato Zaia, per chiedergli il favore che non uscisse la notizia sui giornali.
Ma che era una notizia.
Diciamo che chi non l’ha data subito avrebbe fatto meglio a scrivere che la dava per rispetto alla famiglia, non giustificandosi poi in un modo che… (allarga le braccia e scuote la testa con ironica desolazione, ndr).

mercoledì 14 settembre 2016

Comunicato Stampa Emanuele Cozzolino 5 Stelle PFAS, LIMITI: LA STORIA INFINITA DI UN’AUTORIZZAZIONE AD INQUINARE A NORMA DI LEGGE

Comunicato Stampa Emanuele Cozzolino 5 Stelle
PFAS, LIMITI: LA STORIA INFINITA DI UN’AUTORIZZAZIONE AD INQUINARE A NORMA DI LEGGE
Limiti Pfas, il Governo li allenta. M5S: “Ennesimo regalo alle lobby contro l'ambiente. Con Renzi e Zaia chi inquina non paga, guadagna”
Il Governo ha fissato con un decreto del ministro dell'ambiente Galletti i limiti soglia per i Pfas (sostanze inquinanti) nelle acque di falda aumentandoli di sette volte. Tradotto: l'azienda Miteni S.p.a. che li produce, può inquinare sette volte di più. Il M5S attraverso suoi esponenti veneti si occupa da anni del problema, avendolo portato in Regione, Parlamento e all'Istituto superiore di Sanità, commenta la vicenda.
I parlamentari Emanuele Cozzolino, Marco Brugnerotto, Enrico Cappelletti, Francesca Businarolo dicono: “Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa brutta pratica è all’ordine del giorno. Il Ministero dell’Ambiente con un decreto legge di metà luglio fissa i limiti per le acque sotterranee (quelle di falda) e chiamarli limiti è un ossimoro. E' l'ennesimo regalo del governo alle lobby, è la vittoria delle lobby contro l'ambiente. Ed avviene mentre al G20 si fanno ipocrite promesse ambientaliste.
Mentre per i vecchi composti a 8 atomi, che non sono più prodotti, rispetta i limiti dell’Istituto Superiore di Sanità, per i nuovi composti a 4 atomi, che da studi spagnoli risultano essere anche più pericolosi in quanto vanno ad intaccare anche il cervello ed i polmoni (cosa che i composti a 8 atomi non facevano), rilascia praticamente licenza in bianco di scarico: dal limite Iss 500ng/lt al limite del decreto a 3.000 ng/lt per il PFBA. Se non è un regalo all’azienda che li produce, cos’è?
Ma, visti i precedenti, non ci stupiamo: anche il Ministero ed il Governo del Veneto si sono allineati o meglio inginocchiati alla multinazionale che controlla la Miteni spa di Trissino.
Basti andare a vedere i limiti imposti dal depuratore di Trissino allo scarico della Miteni: sui composti a 4 atomi in produzione oggi prevedono che “il livello di concentrazione medio annuo non debba superare quello rilavato l’anno precedente”. Inoltre i limiti del consorzio Arica - che inizialmente imponevano di rispettare da subito i limiti dell'ISS - sono stati vanificati da un decreto regionale che ha fatto un dietrofront clamoroso, imponendo l'applicazione di tale limite alla media annuale e non sversamento per sversamento.
Ricordiamo inoltre che 10 sindaci del nostro territorio aspettano dall'ottobre 2015 una risposta dal Ministero alla loro richiesta di applicare il principio chi inquina paga. I sindaci possono aspettare, la Miteni invece?
C’è un altro aspetto infine da considerare: l’acqua utilizzata dalle industrie locali per le loro produzioni viene pescata dalla falda già fortemente contaminata da PFAS, utilizzata e poi scaricata ai depuratori consortili. Nella maggior parte dei casi supera i limiti imposti con un doppio danno, il primo è che si disperde nell’ambiente acqua contaminata, il secondo che le industrie dovrebbero munirsi di filtri a loro spese per depurare l’acqua contaminata che pescano nel sottosuolo.
Chi inquina paga oppure a chi inquina diamo licenza di continuare ad inquinare indisturbati?
E ancora: perché tutti i costi di filtraggio, nuovi allacciamenti, biomonitoraggio sono a carico della collettività e non a carico di chi il danno lo ha causato?
Chi ci guadagna realmente da tutta questa operazione?
Tuteliamo la salute di 300.000 cittadini veneti, gli interessi del settore agroalimentare o tuteliamo gli interessi di un’azienda privata con 130 dipendenti? Nel governo Renzi e in Regione chi inquina non paga, guadagna.
L'esempio dato dai governi nazionale e regionale è quello di essere forti con i deboli e deboli con i forti, se poi a pagare il conto più alto cioè da una parte la compromissione della salute e dall'altra gli interventi per la riduzione del danno, saranno sempre i cittadini, pare che a Zaia e a Ministro dell'ambiente non importi per nulla. In fondo non stiamo mica parlando di prosecco.”
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Emanuele Cozzolino
Cittadino Eletto alla Camera dei Deputati