mercoledì 22 febbraio 2017

Comunicato stampa di Legambiente e Acqua libera dai Pfas per la riunione convocata dalla Miteni a Montecchio Maggiore

Comunicato stampa per la riunione convocata dalla Miteni a Montecchio Maggiore da Legambiente e priorità per la nostra acqua da Legambiente e Acqua libera dai Pfas
PFAS: SINDACI E AMMINISTRATORI ALLA CORTE DELLA MITENI?
LEGAMBIENTE: “LA REGIONE VIENE MENO AL SUO RUOLO DI COORDINAMENTO E LASCIA SPAZIO ALLA PRINCIPALE ACCUSATA DELL’INQUINAMENTO”
Oggi i sindaci dei Comuni coinvolti nell’emergenza PFAS sono stati convocati dalla Miteni per aggiornamenti tecnico scientifici. “Siamo preoccupati: il Consiglio Comunale di Montecchio Maggiore attraverso il suo Presidente ed il referente della commissione consigliare Ambiente e territorio si è prestato a far da gran ciambellano alla MITENI che ha convocato i sindaci dell’area coinvolta, per un incontro a porte chiuse sul problema PFAS” – sono le parole di Piergiorgio Boscagin, responsabile della campagna contro l’inquinamento da PFAS di Legambiente Veneto – “l’azienda che dai documenti delle istituzioni (ARPAV in primis) risulta come la più probabile causa dell’inquinamento si erge a fare formazione per i Sindaci? Ma l’informazione istituzionale ARPAV, ULSS, ISS, Regione Veneto dove sono?”.
Solo l'attenzione di qualche consigliere e la mobilitazione del territorio ha indotto l'Amministrazione Comunale a fare una brusca quanto imbarazzante marcia indietro, ma restano del tutto fuori luogo le modalità con cui la Miteni, coadiuvata dagli industriali vicentini, pensa di poter si porre nei confronti del territorio e dei cittadini. Secondo Legambiente è l’ennesima dimostrazione della latitanza della Regione Veneto che pare più impegnata, attraverso l’assessore Bottacin, ad arrampicarsi sugli specchi per smentire le osservazioni della Commissione Bicamerale d’inchiesta che a risolvere il problema.
Con la delibera a voto unanime del Consiglio Regionale di quasi un anno fa, è stata impegnata la giunta di Luca Zaia ad attuare un coordinamento che arrivasse alla risoluzione del problema rendendo partecipi tutti gli stakeholder, associazioni di cittadini comprese. “Ma ad oggi ben poco è stato fatto, la presa dell’acquedotto non è stata sostituita e dobbiamo continuamente utilizzare dei costosissimi filtri per abbassare i livelli di inquinante per rendere l’acqua potabile, molti agricoltori utilizzano ancora i pozzi privati contaminati per irrigare i campi e dagli scarichi del depuratore vengono immessi ancora grandi quantità di PFAS nel Fratta.”- dice Luigi Lazzaro presidente dell’associazione ambientalista- “Per questo sottolineiamo la necessità di agire in fretta ed abbiamo messo in fila quelle che, secondo noi ed il coordinamento acque libere da PFAS, sono le 10 priorità per tutelare la salute dei Veneti”.

Per informazioni: Piergiorgio Boscaggin 3487236715 Luigi Lazzaro 3338268258
ufficio stampa Legambiente Veneto
0425 27520 || ufficiostampa@ legambienteveneto.it
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Le DIECI PRIORITÀ sulle acque contaminate da PFAS in Veneto
per Legambiente e Coordinamento Acqua Libera dai PFAS
1. Priorità assoluta è la sostituzione delle fonti di approvvigionamento idrico degli acquedotti pubblici (oltre 10mila cittadini delle aree contaminate ad oggi hanno firmato la petizione) e totale eliminazione di nuovi apporti di queste sostanze dalle acque, rendendo immediatamente cogenti valori limite via via sempre più stringenti nelle acque di scarico, di falda e superficiali.
2. La Pubblicazione di dati precisi sulla contaminazione delle matrici alimentari: nonostante un primo studio posto in essere dalla Regione Veneto che dimostrava una contaminazione in almeno il dieci per cento degli alimenti campionati in tutto il territorio esposto alla contaminazione da PFAS, nessuna indicazione è arrivata dagli enti preposti sulle eventuali precauzioni da seguire nel caso degli elementi risultati contaminati.
3. Pubblicazione di precise indicazioni preventivo-sanitarie per le persone a cui vengono trovate nel sangue concentrazioni di PFAS superiori rispetto alle persone testate nelle zone dette di controllo, così come il Biomonitoraggio mostra nei territori più esposti (Brendola, Sarego e Lonigo) e per le fasce più esposte della popolazione: anziani, malati, donne incinta e bambini. Nonostante la pluriennale esposizione all’ inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche che tali categorie hanno dovuto subire.
4. Visto il notevole esborso economico da parte dello Stato (e quindi dei cittadini) per la serie di iniziative volte al monitoraggio e allo screening sulla popolazione esposta annunciati dalla Regione Veneto, Legambiente e Coordinamento Acqua Libera dai PFAS ritengono sia più appropriato e molto meno dispendioso l'avviamento di una prima indagine conoscitiva con i dati che sono già in possesso delle varie ULSS coinvolte (SDO, Schede di Dimissione Ospedaliere, certificati ISTAT di morte, dati dei registri tumori, del registro malformazioni congenite e di quello degli aborti ricorrenti, esenzioni ticket) per poi effettuare un’indagine più approfondita sulle popolazioni che risultino con tassi di incidenza di malattie legate all’esposizione ai PFAS, e non solo, significativamente elevati, prendendo spunto dallo studio ISDE-ENEA riportato anche nella relazione della Commissione.
5. Indirizzare le risorse così risparmiate alla sostituzione delle fonti di approvvigionamento contaminate, non solo per l’uso potabile ma anche per l'uso irriguo! Riteniamo infatti avere poco senso controllare lo stato di salute delle popolazione esposte e allo stesso tempo lasciare che continuino ad alimentarsi con cibi contaminati.
6. Il finanziamento immediato di progetti di completa bonifica per la falda contaminata (ricordiamo: la più estesa d’Italia), in particolare per il bacino del Fratta Gorzone, e l'abbandono della pratica illegale tuttora in atto della diluizione ,con parte delle acque del canale irriguo Leb ,dei reflui industriali del collettore A.Ri.C.A.
7. L'attuazione di indagini per valutare eventuali altre zone esposte al problema, a livello regionale e nazionale.
8. Il potenziamento tutti gli organi statali e regionali preposti al controllo e alla prevenzione sul territorio ed il censimento completo di tutti i siti con potenziale criticità presenti
9. Giungere alla completa cessazione del rilascio di queste sostanze nelle acque di falda da parte dell’azienda Miteni Spa di Trissino (ritenuta da ARPA Veneto la principale fonte di inquinamento) e che la stessa società ponga in essere la bonifica completa del sito che risulta ancora oggi pesantemente contaminato e fonte di rilascio di queste sostanze nell’ambiente.
10. La messa al bando di queste sostanze (PFASs) e sostituzione con altri prodotti che non presentino rischi e conseguenze per l’ambiente e la salute, come ribadito anche da diversi scienziati nell’appello firmato a Madrid nel 2015 (The Madrid Statement PFASs)”.

Il Blog di Cristina Guarda PFAS - LE CONTRADDIZIONI DI ZAIA SULLA MITENI

Cristina GuardaIl Blog di Cristina Guarda

PFAS - LE CONTRADDIZIONI DI ZAIA SULLA MITENI

“Nel mare delle contraddizioni di Zaia, la fonte dell’inquinamento PFAS si sposta oppure no?”

Non è così, in modo pasticciato, che si può gestire un’emergenza grave come quella dei Pfas. In merito al futuro dello stabilimento Miteni di Trissino, ci sono infatti gravissime contraddizioni tra ciò che dichiara Zaia e ciò che altri atti stabiliscono, a partire dalle modifiche al Piano di Tutela delle Acque, approvate dalla sua stessa Giunta e in discussione domani in commissione.

Meno di un mese fa Zaia dichiarava infatti che non c’è alcuna intenzione di chiudere o spostare la Miteni, ritenuta la principale responsabile della contaminazione. A fine gennaio invece la Giunta regionale ha approvato una modifica all’articolato delle Norme Tecniche del Piano di Tutela delle Acque, dove si dice che in caso di siti potenzialmente contaminati o contaminati che generino con continuità accertate situazioni di criticità per le acque potabili, ogni fonte di criticità debba ‘essere rimossa, o delocalizzata in aree meno critiche, nel più breve tempo possibile’. Una contraddizione non da poco: gli atti smentiscono Zaia. Cosa fa davvero testo? Gli atti o le dichiarazioni ai giornali?

Ricordo ancora che nelle conclusioni della relazione della Commissione PFAS del 21 ottobre 2016, presieduta dallo stesso Direttore generale dell’Area Sanità e Sociale, Domenico Mantoan, si chiede “...la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte della contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza”.
A confondere ulteriormente le acque è arrivata l’autorizzazione della Commissione tecnica regionale Ambiente al nuovo impianto di cogenerazione richiesto dalla azienda Miteni, dalla potenza di ben due megawatt e alimentato a metano: peccato che l’Ulss 8 abbia invece espresso parere contrario, ritenendo la richiesta in contrasto con le indicazioni del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale. Eppure è Arpav, l'ente strumentale della Regione, che nel 2013 ha individuato nella Miteni la responsabile principale della contaminazione.

Messi in fila, questi fatti dimostrano che chi governa la Regione stia navigando a vista. Di fronte abbiamo un presidente della Regione che dà l’impressione di voler tutelare prima di tutto se stesso facendo sprofondare questa gravissima vicenda nel caos di indicazioni ed atti contraddittori. E intanto sull’emergenza Pfas sono solo i cittadini a pagare nelle bollette dell'acqua i filtri per la potabilizzazione, unica misura attuata per la tutela preventiva della nostra salute.
(Comunicato stampa del 15-02-2017)

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Un esperto sui pfas salta fuori a Montecchio Maggiore

Sul gdv del 16 febbraio  i sindaci perplessi su questo studio pagato dalla Miteni sui Pfas! Ma non sono nominati tutti  i sindaci presenti. Complimenti invece all'amministrazione di Lonigo per l'intervento

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23 MILIONI DI EURO IN VENETO PER LA BONIFICA DEL FRATTA GORZONE

Il 15 febbraio come annunciato,  con la firma a Venezia dell’accordo di programma quadro si sono sbloccati i 23 milioni , da parte del governo, che serviranno per bonificare il fiume Fratta Gorzone, dove scarica il collettore Arica che come ormai sapete riceve gli scarichi dei depuratori di 5 Comuni e fra questi Trissino con i Pfas e Arzignano con la concia.
Questo fiume è uno dei più inquinati d'Italia proprio a causa di questi scarichi.Parte dei soldi serviranno anche per il trattamento dei fanghi conciari. L’accordo consente inoltre di programmare gli 80 milioni di euro sui pfas attraverso uno specifico accordo integrativo al patto siglato oggi.

Pfas, incontro a Mestre sugli interventi ad Almisano fonti inquinate dai pfas

Pfas, incontro a Mestre sugli interventi ad Almisano

Arzignano – Si parlerà di inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche, più brevemente note come Pfas, in un importante tavolo tecnico in programma domani mattina, nella sala rossa del Palazzo ex Gazzettino, in via Torino a Mestre. Focus di questo incontro sarà la condivisione del piano definitivo degli interventi per la sostituzione delle fonti di approvvigionamento idrico compromesse della frazione di Almisano, nel territorio comunale di Lonigo.
All’appuntamento parteciperanno i direttori dei consigli di bacino Valle del Chiampo, Bacchiglione e Veronese, i rappresentanti degli enti gestori Acque del Chiampo, Medio Chiampo, Centro servizi, Centro veneto servizi, Acque vicentine, Avs, Acque veronesi e i direttori dell’area tutela e sviluppo del territorio della Regione Veneto e del Servizio idrico integrato e tutela delle acque della Regione Veneto, Alessandro Benassi e Fabio Strazzabosco.
“Il piano – precisa una nota del Consiglio di bacino Valle del Chiampo – dovrà tenere conto delle priorità in termini di portata, di tempi di realizzazione e di costo con l’obiettivo prioritario di una riduzione costante del numero della popolazione esposta alle sostanze perfluoro alchiliche. I progetti allo studio prevedono l’approvvigionamento idrico attraverso varie fonti: dalla valle dell’Agno, da Verona, dalle sorgenti del Brenta e dall’impianto di potabilizzazione del fiume Adige”.
“Le scelte – ha sottolineato il presidente del Consiglio di bacino, Giorgio Gentilin – dovranno tenere conto della quantità e della qualità, del costo di realizzazione e di gestione e dei tempi di realizzazione. Una volta condiviso il sistema, sarà oggetto di inserimento nell’accordo novativo dell’accordo di programma per i disinquinamento del bacino del Fratta-Gorzone che dovrebbe essere sottoscritto il prossimo 15 febbraio a Venezia”.
L’incontro di domani è il secondo passo dopo l’annuncio in Comune ad Arzignano, nel dicembre 2016, della nascita di una task force unica dei tre bacini interessati (Valle del Chiampo, Bacchiglione e Veronese), con l’obiettivo di unire gli sforzi per coordinare i lavori finanziati con gli 80 milioni stanziati dal Governo lo scorso anno, parte di un finanziamento previsto molto più cospicuo.

lunedì 20 febbraio 2017

16 febbraio alle ore 12:13 DESERTO ISTITUZIONALE E MASSICCE DOSI DI ASSENZIO

DESERTO ISTITUZIONALE E MASSICCE DOSI DI ASSENZIO
Sapete che cos'è l'assenzio, sostanza molto usata nei secoli scorsi, dai bohemien.
Incolore, indolore, come il collirio.
Un breve resoconto di ieri sera e una considerazione finale, con foto allegate (di Pietro Gervasio).
1. C'erano più giornalisti che amministratori. Su circa 200 invitati, tra sindaci, consiglieri, industriali, sono stati contati da noi 7 amministratori (dalla stampa 11, forse con i portaborse), 1 ricercatore maître à penser per la sua "Lectio Magistralis" (così definita da Invito Ufficiale MITENI), 1 AD + qualche tecnico e un paio di apriporte. Fuori un centinaio di manifestanti, che hanno dato vita a un sit-in stile anni 70, quando l'impegno civile era pasto quotidiano per le cittadinanze, ora tutte molto più ammorbidite e "appagate". Forze dell'ordine: 2 carabinieri, 3 agenti della Digos, 4-5 agenti della Polizia Locale.
2. Tutto si è svolto in modo assolutamente pacifico, fatto eccezione per 2 episodi marginali frutto di idiozie e incapacità - reciproche - di dire la propria senza alzare le mani e la voce. Dirò al punto successivo qualcosa. Fatto invece non marginale, che come sempre la stampa o dimentica o sotterra o non è presente al momento giusto, il Dirigente Nardone, prima delle 19, come documentano le foto, preso atto che la sala era praticamente deserta, incalzato da un nostro sonoro applauso quando lo si è visto sbirciare dalla porta per osservare la nostra civile manifestazione, è uscito. Ha allargato le braccia, in atteggiamento di difesa, sconsolato, e ha detto, a gran voce, queste parole: «per colpa di TERRORISTI come voi alla nostra riunione non viene nessuno». Più che noi, la Digos e i Carabinieri, hanno guardato Nardone... con aria stranita... sospesi... dicendo, senza proferire parola, con evocative espressioni facciali: «questo è scemo». Di fronte infatti stazionavano sorridenti mamme, papà, genitori, giovani, attivisti, tutti in rigorosa tenuta "cittadina". Anti-sommossa. Sottolineo un'evidenza sociologica, di alto rigore scientifico dopo anni di militanza: l'usanza di chiamare "terroristi" attivisti con forti argomenti civili sulle questioni di merito è usanza di persone cialtrone e arroganti in fatto degli stessi argomenti di merito. A Vicenza siamo campioni nazionali su questo fronte. Bulgarini docet. Anche Gianluca Peripoli ci ha chiamato così all'assemblea PFAS di Brendola. Detto questo, non ci scomponiamo e neppure perdiamo tempo. Punto. A capo.
3. Tutti sono rimasti colpiti - qualcuno anche fisicamente, a tatto e a parole - dall'arrivo irruente, debordante, di Maurizio Scalabrin. Bisogna riconoscergli una certa audacia e coraggio. Si è gettato nella mischia dei manifestanti, come fossero i suoi fan. Cercando e provocando lo scontro, a parole; ma anche proiettando in avanti la sua piuttosto considerevole mole... Proiezione che per poco non si tramuta in scontro fisico. Perché il primo a lanciare parole di querela per chi osava dire che Scalabrin fosse l'organizzatore dell'incontro, è stato Scalabrin stesso. Attenzione. Solo 2 persone, una prima e una dopo, sconosciute ai più, hanno fatto la sceneggiata con il Presidente della Commissione Ambiente Territorio. La seconda addirittura inventandosi un offesa fisica che nessuno ha visto. Non mi soffermo sui dettagli, perché non vale la pena. Riporto solo una nota, quasi notturna, apparsa sul Gruppo Genitori Attivisti PFAS, in prossimità della mezzanotte. Qualcuno ha scritto: «avete visto Scalabrin... incredibile... ma è sempre così? ... pazzesco... fuori di testa... sembrava posseduto da Sgarbi». Caspita. Posseduto da Sgarbi! Il mostro della critica! Geniale metonimia.
4. Caro Maurizio, chiudo con un punto in forma di lettera. Perché tutto questo tuo ardore critico non lo riversi o non l'hai riversato contro Nardone nella passata Commissione Ambiente Territorio? Di Sgarbi - metonimia non mia, ahimé - in quell'occasione non avevi neppure l'ombra. Certo, ieri sera era prevedibile la tua presenza. Dovevi riscattare - "probabilmente" - un brutto tiro fatto dal Presidente del Consiglio Comunale alle tue spalle, Claudio Meggiolaro. E poi da tutta la Maggioranza che ha disertato la Conferenza dopo averla fatta firmare dal suo massimo rappresentante, citando il tuo nome testualmente come "organizzatore", in veste di Presidente della Commissione. Non di Pinco Pallino. Vedi, i cittadini, di questi giochi, non sanno che farsene. Vorrebbero solo che l'ardore e l'intelligenza critica si riversasse sulle cause giuste e al momento giusto. Non contro di loro come è successo ieri sera. In fin dei conti, dei vostri conti, ieri sera siamo rimasti sbigottiti. Sia per la tua irruenza fuori luogo, di fronte a cittadini impauriti, non di te, ma dei PFAS. Sia perché a parte la presenza tua e del tuo segugio, in prima linea, non c'era nessun altro rappresentante del Comune di Montecchio. Fatta eccezione per Sonia Perenzoni del M5S, prima e unica forza a muoversi contro i PFAS ancora nel 2014, quando tutti la screditavano e la oltraggiavano. Qui non si tratta di fare il gioco delle parti. Ma di dare merito a chi si impegna. A prescindere dal colore. Sonia qui lo merita. Perché l'acqua non ha colore. Se non quello invisibile dei PFAS. L'acqua - anzi, meglio - il cibo, contaminato, viene ingerito sia da Sonia Perenzoni, sia da Milena Cecchetto, sia da Maurizio Scalabrin, sia da Gianluca Peripoli. Sia, e soprattutto, dai nostri figli. Da tutti. Nessuno escluso. L'unico che non beve quest'acqua è Nardone. NARDONE. Per questo l'ardore critico va tutto e sempre riversato contro di lui. Non contro di noi.
CONSIDERAZIONE FINALE
Ieri sera purtroppo trova conferma la mia ipotesi liquido-alimentare. Gli amministratori che convocano e poi non si vedono, i politici del territorio che non sono "presenti" mai al momento giusto, né con gli argomenti, né con il corpo, Milena Cecchetto, Claudio Meggiolaro, Gianluca Peripoli e chi più ne ha più ne metta, tra cui l'Assessore all'Ambiente Gianfranco Trapula, non si cibano con la stessa nostra acqua. Putrida. Anche se per via di acquedotto e aggiustamenti normativi e filtri vari, ci dicono buona. Mentre si deposita, senza riserve, ripeto, negli alimenti a km0. Non si cibano di acqua. Bensì di massicce dosi di ASSENZIO.
ASSENZIO.
La bevanda divenuta simbolo degli "assenti".
Per banale trasferimento semantico. In fatto di PFAS, più che mai pertinente.
Ieri sera abbiamo avuto la prova inconfutabile.
COLLIRIO negli occhi e ASSENZIO nelle vene.
Fate voi. Dove andremo a finire.

martedì 14 febbraio 2017

QUANDO I CITTADINI SI MUOVONO IN MASSA, QUALCOSA ACCADE

QUANDO I CITTADINI SI MUOVONO IN MASSA, QUALCOSA ACCADE
*Annullamento dell'incontro in SALA CIVICA*
**Tentativo di spostarlo presso Confindustria**
Primo risultato di quanto scritto sopra: il Sindaco di Montecchio, o chi per lui, ha deciso di annullare l'incontro a porte chiuse previsto per domani in SALA CIVICA, ore 18.30, voluto da Nardone e il suo fantomatico comitato scientifico costituiito da un solo medico, noto alle cronache per essere stato Consulente ILVA.
Secondo risultato da ottenere: chiediamo a tutti i Sindaci e Consiglieri degli altri Comuni, malauguratamente invitati dal Presidente del Consiglio Comunale di Montecchio e dal Presidente della Commissione Ambiente Territorio, DI BOICOTTARE l'incontro - ora spostato secondo indiscrezioni presso la sede della Confindustria di Montecchio in Via Ghiotto 6, ore 19 - fatto "a misura MITENI" per propagandare la propria tesi innocentista. Perché?
1. I Comuni stessi della Valle hanno fatto ricorso contro la MITENI;
2. L'argomento difensivo principe di Nardone è che siano stati i conciari e gli altri industriali a produrre l'inquinamento da PFAS: dirglielo nella loro Sede produrrà uno scontro che non porterà niente di buono alla civiltà dei nostri luoghi, forse solo a una zuffa senza precedenti, nel mentre noi continuiamo a bere sporca;
3. Ci saremo noi cittadini in massa a presidiare l'entrata della Confindustria di Montecchio per ricordare a tutti che siamo stanchi di essere presi in giro con queste riunioni a porte chiuse avvallate addirittura da chi ci dovrebbe garantire. Porteremo macchine fotografiche, microfoni, registratori e quant'altro serva per documentare persone e argomenti che entreranno e usciranno dalla Sede della Confindustria, se tale riunione si farà. E poi spargeremo tutto, come un virus, nella rete. Nei social.
Vi aspettiamo alle ore 18.30 presso il Piazzale dell'Albergo San Vitale, adiacente alla Sede della Confindustria (Palazzo Rosso, Arch. Cibic, Dalla Verde SPA), di fronte alla Stazione omonima.
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