martedì 17 gennaio 2017

Il Sindaco di Montorso informa sulla situazione esistente di inquinamento da Pfos

Il Sindaco informa sulla situazione esistente sul nostro acquedotto.
I primi risultati relativi alle analisi del PFOS condotte dall’Ulss sono giunti in Comune il 18 novembre e indicavano, in un punto di erogazione dell’acquedotto, un valore di 40 ng/l di PFOS superiore al livello di performance di 30 ng/l indicato dalla Regione. Il Comune ha immediatamente contattato Acque del Chiampo, che il 22 novembre ha comunicato i risultati di nuovi campionamenti in vari punti del paese tra pozzi, serbatoi e distribuzione, riscontrando in alcuni campioni dei valori leggermente superiori a 30 ng/l. In virtù di questi risultati, Acque del Chiampo ha subito provveduto a collegare all’acquedotto di Arzignano (che presenta valori sotto i 30 ng/l di PFOS) tutta la zona di via Spinino, via 4 Novembre e la zona artigianale.
Nell’incontro di giovedì 01 dicembre con Acque del Chiampo e Ulss 5, cui hanno partecipato il sindaco Antonio Tonello e l’assessore all’ambiente Luca Calderato, Acque del Chiampo ha comunicato che gli ultimi controlli eseguiti nei pozzi Roggia 1 e Roggia 2 di Montorso hanno registrato una diminuzione dei valori di PFOS. In particolare le concentrazioni rilevate nei campionamenti del 24 novembre sono pari a 29 ng/l di PFOS per il pozzo Roggia 1 e 24 ng/l di PFOS per il pozzo Roggia 2. Entro gennaio 2017 Acque del Chiampo provvederà comunque a collegare all’acquedotto di Arzignano anche le zone di Ponte Cocco, Rogge e se possibile Piazza Malenza attraverso la realizzazione di nuovi collegamenti alla rete. Anche tutte queste zone saranno dunque presto approvvigionate con acqua ampiamente sotto i livelli di performance.
Le zone rimanenti, ossia quelle di via Villa, via Da Porto e via Kennedy, non sono tecnicamente collegabili all’acquedotto di Arzignano e quindi Acque del Chiampo metterà in progetto l’applicazione dei filtri a carboni attivi sui pozzi Roggia 1 e Roggia 2 che avranno il compito di abbattere la concentrazione di PFOS. Questo intervento sarà operativo non prima della fine del 2017.

Il Sindaco
Antonio Tonello

Azioni sul documento

Pfas in pillolle.

Di Luciano Panato:
Pfas: da oggi, iniziamo la pubblicazione che avrà scadenza saltuaria di una rubrica, che denominiamo Pfas in pillolle. in tale rubrica cercheremo di confutare e porre domande in base a documenti il più possibilmente tecnico scientifici, le affermazioni dei vari soggetti che sono parte in causa nella vicenda. cominciamo dalle dichiarazioni
dell'AD dello stabilimento MITENI dottor Nardone. Il Dottor Nardone nell'intervista al Il Giornale di vicenza del 13 gennaio 2017 alla domanda: "Ritiene che la contaminazione da Pfas del territorio non sia imputabile alla Miteni?", risponde così: " penso che individuare la Miteni come responsabile solo perchè produce Pfas sia fuorviante". Quindi in base a questa risposta, Dottor Nardone la linea difensiva adottata dall'azienda di cui lei è amministratore delegato è che l'inquinamento da Pfas: nel bacino idrico che interessa tre province del Veneto, non può essere addebitato solamente e principalmente alla Miteni. Eppure sia nella ricerca Cnr- Irsa che nei report Arpav la fonte per il 96% è indicata nella Miteni. Dottor Nardone Ci può fornire i dati tecnici che smentiscono questa percentuale indicata da organismi tecnici pubblici quali sono Cnr- Irsa e Arpav.

Articolo di Marzia Albiero del Gas di Creazzo da parte del nostro Coordinamento



Noi contagiati dai Pfas.
Fa male, fa molto male leggere in questi ultimi giorni titoli su giornali come L’Arena o il Giornale di Vicenza: ”Problemi alle donne incinte nella zona Pfas”…”Sorpresa: i Pfas causano malattie anche mortali”.
Sorpresa?  Vien da sorridere. Pensare che l’azienda in questione inquina da più di 40 anni le nostre falde e che i primi dati conclamati ci sono dal 2013.
In modo subdolo questo inquinamento ci ha contagiati (tramite particelle chimiche prodotte da Rimar prima e Miteni  poi,  come idrorepellenti),  si è  insinuato per decenni  nei nostri organismi in modo pesante attraverso l’acqua “potabile” dei 21 comuni indicati come zona rossa (e tuttora NON allacciati a fonti di approvvigionamento sicure) e in maniera meno eclatante ma pur sempre invasiva, attraverso prodotti di agricoltura e allevamento locali, per tutti gli abitanti delle tre province di Vicenza Verona e Padova.
I più, forse,  sdrammatizzeranno facendone chiacchiere da luogo comune…perché si sa che tanto,  vuoi per l’inquinamento atmosferico, vuoi per le onde elettromagnetiche,  mettiamoci anche l’inquinamento dell’acqua….uno più o uno meno.  Difficile fossilizzarsi sui  luoghi comuni  visto che il corpo umano è composto in media dal 65% di acqua e considerato ciò che  i  primi a rimetterci sarebbero proprio i Neo -Nati ovvero i cittadini del futuro, senza contare quelli del passato dei quali nessuno ha mai parlato. Ora grazie alla “scoperta” del 28 novembre scorso a firma del dr Mantoan Direttore dell’Area Sanità Regione Veneto e della Commissione Tecnica Pfas, dove ci si rifà al parere dell’Istituto Nazionale della Sanità del 16 gennaio 2014 (si sottolinea 2014 – tre anni or sono) emerge che tali sostanze perfluoralchiliche sono correlate ed aumentano il rischio delle seguenti malattie:
ipercolesterolemia, colite ulcerosa, malattie della tiroide, pre-eclampsia, diabete gestazionale, anomalie del sistema nervoso e del sistema cardiocircolatorio e cromosomiche dei neonati, negli iper esposti  tumore del rene e del testicolo. Inoltre aumentano significativamente i casi di morte per i cittadini esposti, a causa di: ictus, infarto, Alzhaimer.  Sempre in tale relazione, si evidenzia che la ditta Rimar già negli anni settanta è stata all’origine di versamento di  sostanze chimiche mediante le acque di scarico nelle acque di Altavilla e Creazzo e va rilevato che già in quegli anni (ANNI 1970) le conoscenze scientifiche non permettevano di escludere  la pericolosità delle sostanze citate per la salute, sostanze prodotte sin dagli anni ’60, dall’azienda in questione, classificata Industria Insalubre secondo art.  216 del Testo Unico  e quindi soggetta a valutazione igenico-sanitaria. QUARANTASEI ANNI FA! Ma ora finalmente dopo 46 anni e tutte queste scoperte, finalmente si chiede alle Istituzioni competenti la TEMPESTIVA adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte della contaminazione nonché  l’ipotesi  dello spostamento della sede produttiva della Ditta in oggetto.
E pensare che se si percorre la strada che porta a Valdagno- Recoaro per avvicinarsi alle Piccole Dolomiti, e meravigliarsi ogni volta vedendole  svettare verso il cielo e provare un sentimento di gratitudine per essere culla  della nostra acqua,  non ci si accorge minimante all’altezza di Trissino, di tale colosso produttore di queste micidiali sostanze, tanta e rigogliosa è la vegetazione che  gli fa da schermo e che gli ha permesso, in parte, di agire indisturbata.
E allora, rifacendomi alla melodia di un testo di Fabrizio de André, melodia che vista la  circostanza assume note tristi…
 Se ci avvelenano l’acqua,  Marcondiro'ndero
se ci avvelenano l’acqua, Marcondiro'ndà
Nelle falde in profondità, Marcondiro'ndera
Nelle falde in profondità chi ci aiuterà?
Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà”….
Marzia Albiero per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas

Uscito anche sul Punto di Creazzo 

lunedì 16 gennaio 2017

Pfas, sindacati vicentini: "Regione prenda le sue responsabilità per guidare l'emergenza"



Pfas, sindacati vicentini: "Regione prenda le sue responsabilità per guidare l'emergenza"

Di Comunicati Stampa Venerdi 13 Gennaio alle 17:01 | 0 commenti
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Cgil, Cisl e Uil di Vicenza e provincia sono preoccupate non solo per l'inquinamento ambientale e per la salute dei cittadini, ma anche per la salute dei lavoratori che operano e che hanno operato all'interno del sito oggi della Miteni in cui si producono i PFAS, fonte di inquinamento. I segretari generali di CGIL e UIL, Giampaolo Zanni e Grazia Chisin, e il segretario CISL Riccardo Camporese due giorni fa hanno reiterato la richiesta fatta a fine luglio 2016 alla Regione: "Da allora a nome dei lavoratori", sottolinea Giampaolo Zanni (Cgil), "abbiamo sollecitato l'incontro chiesto finalizzato a trovarci ad un tavolo con azienda, Regione ed enti preposti ai controlli (Arpav, ma anche Conferenze dei sindaci e Province) per giungere ad un protocollo d'intesa finalizzato a capire come muoversi in modo coordinato per affrontare il problema e nel lungo termine risolverlo!"
Ma da allora nonostante i solleciti il promesso incontro con l'assessore Bottaccin, non è mai stato convocato. "E' inaccettabile", afferma il Segretario generale della Cgil vicentina, "che tale situazione ad oggi sia gestita solo sul territorio provinciale perché riguarda più province e soprattutto è ridicolo che la Giunta regionale non abbia avuto la decenza di prendersi questa responsabilità di coordinamento rispetto ad una situazione di gravissimo inquinamento ambientale!" I rappresentanti dei lavoratori hanno denunciato anche le difficoltà di dialogo tra sindacati e l'azienda di Trissino, "e dunque anche per questo chiediamo alla regione di assumere un ruolo di garanzia rispetto ad eventuali intese con l'azienda sulle produzioni e sugli investimenti per risolvere il problema". Infine i sindacati hanno chiesto (su istanza delle rappresentanze degli RLS-rappresentanti sindacali per la sicurezza di Miteni, in conferenza stampa Renato Volpiana) al servizio sanitario regionale (sempre la Regione!) di allargare la popolazione sottoposta a screening e soprattutto di monitorare in modo molto più accurato la salute dei lavoratori dipendenti di Miteni ma anche delle ditte esterne e dei pensionati dell'azienda.

Pfas, la Regione monitorerà le donne in attesa

Pfas, la Regione
monitorerà
le donne in attesa

Uno stralcio della relazione della Commissione tecnica regionale Pfas
Uno stralcio della relazione della Commissione tecnica regionale Pfas
Non è solo un, per quanto inquietante, allarme quello relativo alla relazione fra patologie che possono riguardare donne in gravidanza e neonati e l’inquinamento delle acque da Pfas. Ora, infatti, da Venezia vengono annunciate misure straordinarie volte a tenere sotto controllo gestanti e bambini in tenera età.
STUDI E CONTROMISURE. A parlare per primo in maniera ufficiale del nesso fra l’inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche e alcune patologie riguardanti gravidanze e nascite era stato il segretario generale della Sanità regionale Domenico Mantoan: lo aveva fatto in un documento risalente al 17 novembre, e poi rimasto riservato, che era stato indirizzato a pochi addetti ai lavori, ovvero agli assessori regionali Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan, alla segreteria della programmazione regionale e al presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati.
In tale testo, del quale L’Arena ha dato notizia il 6 gennaio e che consisteva nella relazione conseguente a un incontro svoltosi il 21 ottobre della commissione tecnica regionale sui Pfas, veniva citato uno studio realizzato dal Registro nascite, Coordinamento malattie rare, della Regione che si diceva essere stato concluso ancora alla fine di settembre 2016 e protocollato il successivo 17 ottobre.
Lo studio, secondo quanto scritto nella relazione, evidenzia in particolare un incremento della pre-eclampsia (sindrome nota anche come gestosi) e del diabete gestazionale nelle donne in gravidanza e, per quanto riguarda i bambini, di nati con peso molto basso o piccoli o con alcune malformazioni maggiori, come anomalie del sistema nervoso e del sistema circolatorio e cromosomiche.
Francesca Russo, che è a capo della Direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria regionale, adesso annuncia: «Da questo mese inizieremo a mettere in piedi un percorso di presa in carico e valutazione delle donne gravide e dei bambini che risiedono nell’area a rischio».
I DATI NOTI. Secondo quanto riferisce la dirigente regionale, dalle schede di dimissione ospedaliera e i certificati post parto registrati nell’area maggiormente esposta alla contaminazione, che comprende 21 Comuni (tredici del Basso Veronese, sette del Vicentino e uno del Padovano), risulta un tasso significativamente più elevato rispetto alla media regionale, è quasi il doppio, di diabete gestazionale, una prevalenza di casi di bassissimo peso alla nascita e situazioni, per quanto rare, di malformazioni.
«Bisogna capire se la causa di questa situazione sono davvero i Pfas (cosa che si è verificata in un inquinamento analogo a quello veneto che è avvenuto negli Stati Uniti, ndr) applicando un protocollo di studio specifico che è in fase di predisposizione», precisano a Venezia.
LE REAZIONI. Dopo il sollevamento registrato in Regione da parte delle forze di opposizione M5S e Pd dovuto principalmente al fatto che i dati citati da Mantoan non erano stati resi pubblici, e dopo esposti presentati dalle forze ambientaliste, ora prende posizione anche uno degli specialisti che hanno seguito dall’inizio la vicenda Pfas. Vincenzo Cordiano, di Isde medici per l’ambiente di Vicenza. «Quanto si è ora saputo costituisce la dimostrazione che è necessario controllare anche, anzi per primi, i bambini», afferma il dottor Cordiano. «La Regione ha messo in piedi un monitoraggio sullo stato di salute della popolazione esposta ai Pfas che, secondo quanto deliberato, è fatto bene ma che, purtroppo, esclude quelle fasce d’età, inferiori ai 14 anni e superiori ai 65, che invece dovrebbero essere poste sotto controllo».
«Per questo», conclude Cordiano, «l’auspicio è che a Venezia decidano di ampliare i controlli all’intera popolazione e che essi vengano avviati subito, per evitare che i risultati siano alterati dall’allungarsi dei tempi».
Luca Fiorin

martedì 10 gennaio 2017

Pfas, M5S Veneto: «Regione sapeva ma ha sempre taciuto»




«Il registro nascite gestito dalla Regione rivela che i Pfas causano malattie, anche mortali. Si parla di un aumento della gestosi e del diabete in gestazione nelle donne in gravidanza e problemi per alcuni neonati. C’è un incremento anche di cardiopatie e diabete. Le malattie mortali collegate sono cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari, diabete mellito e Alzheimer». Queste le parole del Movimento 5 Stelle Veneto che denuncia: «abbiamo sempre parlato dei rischi causati dai Pfas per la salute, ma la cosa più grave è che l’indifferenza della Giunta regionale veneta non era dettata dall’ignoranza. Loro sapevano ma hanno taciuto!».