venerdì 13 ottobre 2017

Ancora due anni per chiudere l’inchiesta sui Pfas

16.09.2017

Ancora due anni
per chiudere
l’inchiesta sui Pfas

La commissione in riunione ad Arzignano per indagare sull’inquinamento da Pfas
La commissione in riunione ad Arzignano per indagare sull’inquinamento da Pfas
Caso Pfas: il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri afferma che dovrà attendere l’esito delle analisi sulla popolazione esposta alla contaminazione prima di chiudere le indagini. Significa che trascorreranno altri due anni. Una previsione in merito alla quale, però, Alessandro Bratti, presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulle Ecomafie, che sta svolgendo la sua seconda indagine nel giro di pochi mesi sull’inquinamento, solleva più di una perplessità. «Questa vicenda è esplosa nel 2013, ma, dal punto di vista giudiziario, c’è stata una prima raccolta di informazioni compiuta dalla procura di Verona nel 2014 e la procura di Vicenza ha iniziato a muoversi solo nel marzo del 2015», spiega Bratti. «Ora la speranza è che si agisca con una velocità diversa».
Il parlamentare lo ha affermato ieri pomeriggio, al termine dei due giorni passati dai membri della commissione nell’area inquinata. Prima compiendo un sopralluogo nell’azienda chimica Miteni di Trissino, che, secondo Arpav e Regione, è la principale responsabile dell’inquinamento, e poi sentendo in audizione amministratori, tecnici, associazioni ambientaliste e produttive ed inquirenti. Proprio al termine di uno di questi incontri, il responsabile della procura berica ha spiegato: «L’inchiesta va avanti nel modo più solerte possibile, basandosi su accertamenti tecnici e consulenze molto accreditate, e speriamo di chiudere nei tempi più brevi possibili, che non saranno comunque brevissimi».
Pur spiegando che è impossibile quantificare la durata delle indagini, ha comunque aggiunto: «Per noi sarebbe utile avere i risultati dell’analisi epidemiologica della Regione: mi dicono che serviranno due anni, vedremo se riusciremo ad essere più veloci, ma il nostro compito non è quello di fare prevenzione bensì repressione, e per questo servono certezze».
«Stando a quanto riferito anche dal direttore generale della Sanità regionale Domenico Mantoan», dichiara Bratti, «è chiaro che i Pfas sono quantomeno un fattore di rischio per la salute per la popolazione, per cui confido che ci siano già elementi sufficienti per chiudere le indagini su questo aspetto, mentre è già evidente che tutti sapevano dell’inquinamento interno all’azienda di Trissino». «Come già anticipato in audizione, ora avvieremo una collaborazione diretta con la procura, allo scopo di favorirne, per quanto possiamo, l’attività», conclude.
Se sui tempi della giustizia è aperta la discussione, sui lavori necessari per garantire l’approvvigionamento da fonti pulite degli acquedotti continua invece lo scontro fra Regione e governo. Uno stucchevole botta e risposta che ha visto in questi giorni la senatrice Laura Puppato, Pd, attaccare la Regione. Lei afferma che Venezia ha inviato progetti sbagliati a Roma per il finanziamento. Dall’altra parte replica l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Sostiene che l’invio è stato apprezzato dal ministero per l’Ambiente, che però avrebbe affermato di non avere a disposizione gli 80 milioni di euro che erano stati deliberati per i Pfas ancora a dicembre dello scorso anno. Intanto gli enti e le società del servizio idrico stanno comunque lavorando per provare ad abbattere di più gli inquinanti, aumentando la presenza di quei filtri che sinora sono stati pagati dai cittadini.
Tornando alle audizioni della Commissione Ecomafie, va registrato che ieri l’amministratore delegato di Miteni Antonio Nardone ha affermato che l’attuale proprietà non sapeva nulla dell’inquinamento compiuto dalle precedenti e che «sta pagando per la loro superficialità». Intanto i dipendenti della sua azienda ieri hanno dichiarato due giorni di sciopero, a partire da domani, per protestare a causa di carenze organizzative interne.
Luca Fiorin

Il Veneto taglia i pfas: adottati i limiti più bassi di tutta Europa


Il Veneto taglia i pfas: adottati i limiti più bassi di tutta Europa

PER APPROFONDIRE: acqua, delibera, limiti, luca zaia, pfas, regione, veneto
Luca Zaia
La Giunta regionale del Veneto ha approvato una delibera che fissa in 90 nanogrammi per litro (di cui 30 di pfos) il limite di pfas contenuti nelle acque potabili e in 300 nanogrammi per litro la presenza di sostanze a catena corta. Lo ha annunciato il presidente, Luca Zaia, precisando che la delibera (che recepisce la relazione dell'Arpav richiesta dalla Giunta dopo la ricezione da parte del Ministero di una lettera che incarica la Regione di fissare i limiti) sarà domani all'esame della Commissione ambiente, per poi confluire la prossima settimana nella delibera definitiva.

«I limiti che fissiamo - ha sottolineato Zaia - sono i più bassi d'Europa e, nella cosiddetta "zona rossa", abbassiamo ulteriormente la quota di pfos a 40 nanogrammi, al di sotto del limite mondiale più basso, fissato dal New Jersey. È una risposta che vogliamo dare ai cittadini, visto che, parlando di una cosa serissima, non è il tempo delle polemiche, ma bisogna agire».

Dall'allarme lanciato dal Ministero nel 2013, presentando uno studio del Cnr, il Veneto si pone dunque come realtà all'avanguardia in Italia, pur richiedendo la fissazione di limiti nazionali, come avviene in Germania e Svezia. «Ci sono voluti - commenta al riguardo Zaia - ben quattro mesi per ricevere da Roma una risposta sulla nostra richiesta formale e ci è stato detto, appunto, che solo noi abbiamo questo problema e di attivarci direttamente per fissare i limiti. Stiamo sondando un ambiente nuovo, per cui abbiamo fissato spannograficamente questi limiti. Non ci stiamo a essere trattati come guastafeste, anche se siamo pronti ad un lavoro di squadra con Roma per la fissazione di limiti nazionali. Siamo pronti a correggere il tiro, ma, se questi saranno più alti, in ogni caso, noi rimarremo sulle nostre posizioni, pur sapendo che ci aspetta un dialogo non facile con i consorzi e costi per almeno un milione l'anno nella sola zona rossa, che comunque metteremo in seguito sul conto di chi verrà condannato».

«La gravità e l'estensione dell'inquinamento da Pfas in Veneto, e in particolare nelle province di Vicenza, Verona e Padova, richiedono una stretta e leale collaborazione tra tutte le istituzioni per essere affrontate in modo risolutivo. Non servono certo polemiche legate più a questioni di consenso per il referendum consultivo del Veneto che alla tutela dell'ambiente e della salute». Lo scrivono in una nota Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, e Alessandro Bratti, presidente della Commissione bicamerale ecomafie. «Con il decreto ministeriale "Ambiente-Salute" dello scorso luglio - proseguono realacci e Bratti - sono stati introdotti standard precauzionali sugli Pfas, affinché ogni regione possa adeguare o ridurre i parametri in base alla peculiarità del suo territorio e degli inquinanti in esso presenti. Non ci sono ancora limiti nazionali uniformi per le acque potabili come per quelle di fognatura». «Vista la complessità e serietà della situazione - concludono Realacci e Bratti - abbiamo chiesto ai ministri dell'Ambiente e della Salute, nell'interrogazione appena depositata, quali misure intendano assumere per fissare limiti uniformi in tutto il territorio nazionale in tema di inquinamento da Pfas. Sarebbe inoltre importante che i Ministri interrogati, d'intesa con la Regione Veneto, fornissero un quadro degli interventi in atto per l'approvvigionamento e la depurazione delle acque nelle province venete colpite. Chiediamo infine quale siano le strategie per mettere in sicurezza e/o bonificare le falde contaminate»
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Lunedì 25 Settembre 2017, 14:29

A Giuliana Andreoli

Una leucemia fulminante non abbiamo neanche  fatto il tempo a salutarci e se n'è andata Giuliana per sempre...
Ci ha lasciato oggi anche la nostra Giuliana Andreoli . Lei in Lombardia  lottava contro una cava di ghiaia che l'Italia vendeva alla Svizzera in cambio di rifiuti. Grazie Giuliana sarai sempre con noi la tua lotta è stata persa i cavatori hanno vinto ma tu sarai sempre in tutte le nostre lotte a sostenerci
Giuliana Andreoli ha aggiornato la sua immagine del profilo.

lunedì 9 ottobre 2017

PFAS. Orellana (AUT), problema solo in chiave emergenziale


"L'inquinamento dei pfas nelle acque è un problema serio e molto diffuso non soltanto nella Regione Veneto, il che sta creando molto allarme nella popolazione.
Si tratta di una questione nota da tempo, che non va affrontata esclusivamente in chiave emergenziale. Tuttavia sino ad oggi neppure l'Europa è ancora intervenuta con una disciplina adeguata sulla materia" E' quanto dichiara in una nota il senatore Luis Alberto Orellana (Autonomie), che nei mesi scorsi è stato anche estensore di una relazione in Commissione Ecomafie a conclusione di un lungo ciclo di audizioni, da cui sono emersi dei possibili nessi di causalità tra l'esposizione a pfas e vari tipi di patologie. "Non possiamo sottovalutare la questione, - avverte il senatore - è necessario intervenire a livello legislativo per aumentare i controlli sui pfas in tutti i corpi idrici. A questo proposito mi preme ricordare che il disegno di legge a mia prima firma, a.s. 2323, introduce limiti sulla presenza di queste sostanze nei fanghi da depurazione destinati all'agricoltura. L'approvazione del testo, fermo in Commissione Ambiente del Senato in attesa del parere della Bilancio, aprirebbe la strada ad un controllo maggiore dei pfas a beneficio dell'Ambiente e della salute dei cittadini." Conclude Orellana.
(9Colonne)

lunedì 25 settembre 2017

Pfas. Zaia nomina Dell’Acqua (Arpav) coordinatore commissione Ambiente e Salute

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Pfas. Zaia nomina Dell’Acqua (Arpav) coordinatore commissione Ambiente e Salute

L’organismo ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas”. Dell’Acqua, la cui nomina è già operativa, ricoprirà l’incarico gratuitamente. Zaia: “Abbiamo affidato a un supertecnico l’intera questione della battaglia contro l’inquinamento da queste sostanze, che vede la Regione Veneto in prima fila sin dal primo giorno”.

18 SET - Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha nominato, con un proprio decreto, il Direttore Generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua Coordinatore della CCommissione “Ambiente e Salute”, organismo che dallo scorso giugno ha assorbito le competenze della “Commissione Tecnica Pfas”.

Dell’Acqua, la cui nomina è già operativa, ricoprirà l’incarico gratuitamente.

“Abbiamo così affidato a un supertecnico – commenta il Governatore – l’intera questione della battaglia contro l’inquinamento da queste sostanze, che vede la Regione in prima fila, sia con le strutture dell’ambiente che con quelle della sanità, sin dal primo giorno”.

“Arpav – aggiunge – diventa così il dominus dell’intera partita con il Direttore Dell’Acqua che, nello svolgimento del suo incarico, ha già dimostrato esperienza, efficienza e competenza”.

18 settembre 2017

La radio ne parla del 25/09/2017Per l'OMS i Pfas (sostanze perfluoro alchiliche, impermeabilizzanti usati nei tessuti tecnici e nelle pentole antiaderenti) sono potenzialmente cancerogeni.

Per La Radio ne parla questa mattina radio 1 anche Michela Piccoli all'inizio. Molto interessante : Per l'OMS i Pfas (sostanze perfluoro alchiliche, impermeabilizzanti usati nei tessuti tecnici e nelle pentole antiaderenti) sono potenzialmente cancerogeni. In Veneto, nella "zona rossa" tra Vicenza, Padova e Verona cresce l'allarme per la presenza elevata nel sangue degli adolescenti.
Sono intervenuti: Sara Valsecchi, ricercatrice IRSA-CNR; Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia; Luca Lucentini, direttore del reparto di Igiene delle Acque Interne all'Istituto Superiore di Sanità; Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia; Luca Cecchi, direttore No Pfas di Lonigo (VI); Nicola Dell'Acqua, direttore generale ARPAV e coordinatore della Commissione Ambiente e Salute della Regione Veneto; Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Per l'OMS i Pfas (sostanze perfluoro alchiliche, impermeabilizzanti usati nei tessuti tecnici e nelle pentole antiaderenti) sono potenzialmente cancerogeni. In Veneto, nella "zona rossa" tra Vicenza, Padova e Verona cresce l'allarme per la presenza elevata nel sangue degli adolescenti.
radio1.rai.it

domenica 24 settembre 2017

Corriere della Sera: Pfas, i rischi per la salute sono reali

Pfas, i rischi per la salute sono reali

Prodotti dagli anni Sessanta nella piana veneta fra Padova, Verona e Vicenza, sono
stati versati per decenni nelle acque superficiali delle campagne e da lì sono percolati
nelle falde contaminando un’area molto estesa, che comprende 21 Comuni

Mappa della contaminazione: la zona barrata a nord e arancio è all’origine della contaminazione, la zona rossa è quella di massima esposizione sanitaria, la gialla è area di attenzione, la verde area di approfondimento (Fonte Oms) Mappa della contaminazione: la zona barrata a nord e arancio è all’origine della contaminazione, la zona rossa è quella di massima esposizione sanitaria, la gialla è area di attenzione, la verde area di approfondimento (Fonte Oms)
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Il governatore del Veneto Luca Zaia accusa il Ministero della Salute di non aver raccolto il grido d’allarme delle autorità sanitarie locali sui famigerati Pfas, che hanno contaminato suolo e acque della regione, e di non voler fissare limiti stringenti su queste sostanze tossiche che da decenni vengono versate da alcune aziende nella zona fra Verona, Padova e Vicenza. Zaia ha dato mandato agli esperti della regione di stabilire autonomamente nuovi e drastici limiti a queste sostanze, cui dovranno uniformarsi tutti gli acquedotti del Veneto. «Prendiamo atto - aggiunge il presidente - che a livello governativo manca la volontà politica di gestire questo problema, basti pensare agli 80 milioni di euro promessi per la messa in sicurezza degli acquedotti e mai stanziati». Quali sono i motivi di questa ennesima tempesta politica, questa volta originata da un’emergenza ambientale?
Cosa sono i Pfas
I Pfas (sostanze perfluoro-alchiliche) sono una famiglia di composti prodotti da decenni come sostanze idro e olio repellenti utilizzate nell’industria degli arredi e del vestiario. Per la loro resistenza termica vengono anche utilizzati come componenti delle schiume ignifughe. Studiati attentamente solo negli ultimi anni, i Pfas si sono rivelati pericolosi per la salute riproduttiva, ma anche per la loro capacità di aumentare nelle persone esposte il livello di colesterolo e aumentare il rischio di alcuni tumori.
La contaminazione in Veneto
Prodotti dagli anni Sessanta nella piana veneta fra Padova, Verona e Vicenza, sono stati versati per decenni nelle acque superficiali delle campagne e da lì sono percolati nelle falde contaminando un’area molto estesa, che comprende 21 Comuni. L’allarme in Veneto è stato dato solo nel 2013, quando ormai la contaminazione era un dato di fatto.
Danni molto seri alla salute
Dal 2013 la Sanità regionale, insieme all’Istituto Superiore di Sanità e con l’aiuto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si è mossa con decisione sia per studiare gli effetti dei Pfas sulla popolazione dell’area interessata, sia per mettere in sicurezza l’acqua potabile, con l’installazione di filtri al carbonio e il divieto di utilizzo di pozzi privati e per usi irrigui. I Pfas, infatti, contaminano l’organismo essenzialmente per via alimentare.
I risultati delle indagini
Negli ultimi tre anni molte indagini sono state eseguite sulla popolazione dell’area contaminata. E i risultati sono preoccupanti. Fra il 2015 e il 2016 è stato condotta una campagna di biomonitoraggio umano su 507 persone della zona contaminate e di altrettante persone residenti fuori dall’“area rossa”. La concentrazione media di queste sostanze nel sangue degli esposti è risultata di 13 nanogrammi/grammo contro 1,6 nanogrammi/grammo nelle persone non esposte. Un’altra indagine ha esaminato i dati di salute riproduttiva della popolazione della zona rossa negli ultimi dieci anni, confermando l’aumento dei casi di diabete e sindrome di pressione alta (preeclampsia) durante la gravidanza e di nati con basso peso. Un altro studio ha poi osservato aumenti di mortalità per ischemie, malattie cerebrovascolari (nei maschi +19%), diabete (+25% nelle donne) e Alzheimer (+14% nelle donne). Negativi invece, almeno per ora, i risultati su i tumori più frequentemente associati ai Pfas, vale a dire quelli di fegato e testicoli.
Chi paga?
In una conferenza tenuta a Venezia, Greenpeace Italia ha sottolineato la gravità della contaminazione da Pfas in Veneto e ha ricordato che la fonte principale d’inquinamento da Pfas è la Miteni di Trissino (Vicenza), ex Rimar, uno stabilimento chimico che produce composti fluorurati sin dagli anni Sessanta. L’attuale proprietà di Miteni ha più volte sostenuto di non essere responsabile per l’inquinamento da Pfas. La responsabilità sarebbe, eventualmente, delle gestioni precedenti e sarebbe comunque da condividere con altre industrie della regione. Resta quindi da capire che paga per questi danni e per la sorveglianza sanitaria che accompagnerà per decenni i veneti contaminati dai Pfas.
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