lunedì 17 luglio 2017

Vediamo di capire chi ha vinto l'appalto per costruire l'acquedotto del Veneto che ci porterà acqua pulita. Purtroppo la ditta in questione non è tanto pulita


Vediamo di capire chi ha vinto l'appalto per costruire l'acquedotto del Veneto che ci porterà acqua pulita. Purtroppo la ditta in questione non è tanto pulita l'attuale amministratore è il figlio di Sergio Vittadello arrestato circa un anno fa per tangenti.

Condotta Carmignano di Brenta (PD)(che devastazione)

Appalto integrato per la progettazione esecutiva e per la realizzazione delle opere previste dal Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto Centrale, Tratta 34, condotta di adduzione primaria DN 1200 di connessione tra il campo pozzi di Camazzole Comune di Carmignano di Brenta ed il Comune di Piazzola sul Brenta (PD)



carmignanoP2050009Vittadello è titolare della Intercantieri Vittadello Spa, che è oggetto di una verifica fiscale da parte delle fiamme gialle di Padova da oltre un anno. (Ph. da www.tp24.it)



carmignanoP4180024



carmignanoP7160010



carmignanoP7190020



carmignanoPA230005



carmignanoPC050006



carmignanoTubi acciaio golena Brenta



carmignanopozzetto A2



carmignanopozzetto C1



carmignanopressotrivella via Dante






Domande fatte da Luca Cecchi Acqua Bene Comune Verona e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas al Question Time

 di ieDomande fatte da Luca Cecchi Acqua Bene Comune Verona e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas   Question-time Brendola
1.Domanda per VIVERACQUE
Il progetto per la sostituzione dei pozzi di Almisano ,stando a quello che è riportato nel "Piano per la riduzione dell'esposizione della popolazione alle sostanze PFAS "Acque Veronesi,Allegato "E",è di circa 98 mil di €,a cui vanno aggiunti circa 40 mil di € per i lavori che dovranno essere sostenuti da "Acque del Chiampo" e da "Centro Veneto Servizi".
Il totale stimato è circa 138 mil di€ (considerando che 36.300.000 servono per la connessione della falda di Bussolengo con quella di Vr-Est.
Nell'ultima newsletter del consiglio di bacino veronese si legge che gli importi per tali lavori si aggirano sui 230 mil di € e si parla chiaramente del vecchio progetto MOSAV (Modello strutturale degli acquedotti del veneto). Un progetto faraonico dai costi enormi .Non è che si vuole approfittare della situazione per RIESUMARE QUEL PROGETTO BOCCIATO QUALCHE ANNO FA DAGLI STESSI GESTORI DEL SII.
Un progetto affidato a Veneto Acque SPA, società interamente della Regione Veneto ma ,secondo le nostre informazioni,indebitata all'inverosimile.
A cosa è dovuto un simile aumento?
2 Domanda per BARBARA DEGANI
.La situazione delle acque nella nostra Regione è a dir poco gravissima.
L'inquinamento delle falde acquifere sta aumentando di anno in anno e la situazione non sembra affatto, come evidenziato dagli organi preposti, "SOTTO CONTROLLO".
Non sono solo le fabbriche chimiche pericolose come la MITENI,o l'uso dei pesticidi in agricoltura (industriale) ad inquinare ma sono anche LA MANCANZA DI:
a) CAPACITÀ DI CONTROLLO DELLE ULS
b) UN PROGRAMMA POLITICO NAZIONALE, REGIONALE E LOCALE e un vero PROTOCOLLO PER LA PREVENZIONE E LA TUTELA DELLE FALDE ACQUIFERE .
LA MERCIFICAZIONE DEI BENI COMUNI COME L'ACQUA HA FATTO SÌ CHE L'INTOCCABILITÀ DELL'ECONOMIA LOCALE E DEI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO PREVALGA SULLA SALUTE DEI CITTADINI E DELL'AMBIENTE (che ne subiscono le conseguenze)
Quante fonti potremo ancora cambiare? L'acqua buona per uso potabile non è INFINITA,ANZI,stiamo andando verso una sempre più grande RAREFAZIONE delle fonti con acqua buona.
NON È QUESTA L'OCCASIONE PER PRENDERE FINALMENTE UNA DECISIONE DI METTERE L'ACQUA AL PRIMO PUNTO DELL'AGENDA POLITICA ITALIANA?
Che significa attuare una serie di azioni per RIPRISTINARE IL BUON STATO ECOLOGICO DOVE CI SONO GLI ACQUIFERI CON PIANI DI RIMBOSCHIMENTO,SUPPORTO ALLE COLTIVAZIONI E ALLEVAMENTI BIOLOGICI come hanno fatto e stanno facendo città come Monaco di Baviera e New YorK.
i NOSTRI FIGLI CE LO CHIEDONO!!!!!!!!!!
3. Domanda a TUTTI
Chiediamo che al nostro Coordinamento venga dato un riconoscimento giuridico come portatore di interessi dei cittadini e che vengano messi dei nostri rappresentanti nelle commissioni che si occuperanno di governare le fasi dello screening sanitario e l'esecuzione delle opere necessarie agli acquedotti per garantire la massima trasparenza dei dati e dell'utilizzo dei fondi che verranno stanziati da Regione e Governo
M
Relazione fatta da Dario Muraro Genitori attivi contro i pfas di Brendola e per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas e presentata ieri sera al Question Time dopo le relazioni degli ospiti: Perché questo falso mito di progresso deve necessariamente prevalere sull’ordine naturale delle cose?
Qualcuno con grave irresponsabilità e spietata determinazione ha compiuto forse il più grave crimine che l’uomo possa immaginare: ha deliberatamente avvelenato una risorsa idrica che rappresenta la vita per oltre 350000 persone. Nella storia dell’umanità, inquinare l’acqua è sempre stato considerato il crimine più vile, punito con le pene più gravi.
Ma oggi sono i nostri figli ad aver subito una condanna in contumacia, nel pieno della loro innocenza, mentre si sviluppavano nel grembo materno, mentre andavano a scuola, mentre si alimentavano, qualcuno li ha condannati a vivere con queste sostanze chimiche nel loro corpo per molti anni e nel periodo più delicato della loro esistenza.
Adesso mi rivolgo a voi pregiatissimi relatori! Guardateli questi cittadini, qui riuniti per cercare di capire, di conoscere. L’unico modo per quietare l’istinto atavico di protezione della prole, primo valore nella scala dell’esistenza, che sta producendo nelle popolazioni interessate un atteggiamento carico rabbia difensiva.
Essi vogliono che le amministrazioni da loro delegate agiscano subito, che non perdano tempo a discutere su opere faraoniche, di equilibri politici , che compiano azioni velocissime e straordinarie per ridarci la serenità di vivere, riducendo il più possibile la contaminazione in atto, e quando dico questo penso a ridurre a zero la presenza di queste sostanze nell’acqua , perché solo così , sia pur lentamente espelleremo i Pfas dal nostro organismo.
Governo centrale, Regione, Amministrazioni locali, agite.
Invochiamo inoltre il principio di precauzione affinché tutte le azioni e produzioni che possano pregiudicare la nostra salute vengano proibite una volta per tutte.
La via del progresso non può passare su una strada lastricata di malattie.
Ecco le domande
Considerato che questo grave episodio di contaminazione è passato sotto gli occhi di tutti per oltre 40 anni non sarebbe opportuno riformare i sistemi di controllo?
Siete consapevoli che in una geografia totalmente antropizzata siamo costretti a convivere con comparti industriali altamente pericolosi e che per trovare la soluzione ai problemi che creano, invece di alzare le barricate siamo stati costretti ad abbassarle? Ci riferiamo ai limiti di scarico nelle acque superficiali l’abbassamento del quale è stato prorogato al 2020, mentre per le acque sotterranee i limiti sono ben più alti : fino a 7000 ng/l. fino ai limiti di performance nelle acque potabili?
Ora vorremmo non risposte ma impegni
A quando le fonti pulite?
A quando la bonifica della fonte di inquinamento?
Onorevole Bratti quali sono i poteri e i limiti nell'intervento della commissione che presiede,
Sottosegretaria Degani ci può dire qual è l'esatto iter per l'erogazione dei fondi per l'allacciamento alle fonti pulite? Sono necessari i progetti esecutivi?
Dott. Trolese se oggi ottenesse il via per avviare l’iter per l’ottenimento di fonti pulite, tra approvazione progetto e realizzazione delle opere, quanto tempo passerebbe? Se al governo fosse richiesto lo stato di emergenza ambientale sarebbe possibile ottenere una velocizzazione dell’iter?

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche

Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche" e del "Trattamento di Soggetti Con Alte Concentrazioni di PFAS".
Approvazione II livello del "Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze…
bur.regione.veneto.it

Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas

Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas:http://bur.regione.veneto.it/BurvServi…/…/DettaglioDgr.aspx…
http://www.arpa.veneto.it/…/p…/acquesotterranee_pfas2016.pdf
Autorizzazione all'installazione e all'esercizio di un impianto di cogenerazione della potenza di 2 MWe…
bur.regione.veneto.it

giovedì 13 luglio 2017

ZAIA E BOTTACIN "FARABUTTI"

ZAIA E BOTTACIN "FARABUTTI"
Qualcuno l'ha scritto a chiare lettere dopo il BUR di ieri l'altro, 11 luglio 2017.
Io stesso, penso, lo siano: mentre i nostri figli crescono a pane e liquame, questi signori deliberano la continuazione della MITENI.
Al posto di sospendere il giudizio, di sequestrarla con vincolo, di ricollocare eventualmente le dipendenze, di bastonare gli inquinatori, essi ricogenerano i responsabili primari dei PFAS. Sottoscrivendo addirittura una bestemmia nel terz'ultimo capoverso del Riferimento, dove affermano: "in ossequio al principio di precauzione" (v. https://goo.gl/pjd1fw). Ossia, l'apoteosi della presa in giro, ovvero, la prova provata che questi signori non ragionano, privati degli elementi basilari della logica. Persi forse già alle elementari. Il fatto è che ci governano.
8 luglio 2017 >> https://goo.gl/47TwKR > In una recentissima intervista il Prof. Grandjean della Harward University (una delle Università più prestigiose al mondo), tra i massimi esperti mondiali sugli effetti dei PFAS sulla salute umana, dice: "Le persone che hanno subito un accumulo di queste sostanze chimiche nel corpo dovrebbero cercare di mantenere la loro esposizione a zero".
Se quei signori citati, governatori, non capiscono le nozioni elementari, non aspettiamoci che capiscano le parole di un docente universitario di altissimo profilo, per quanto queste siano chiare e inequivocabili.
Il BUR citato è perciò un punto di svolta.
Gentili "farabutti" di tutte le risme partitiche, cari finti autonomisti veneti, schiavi, neppure dello stato, peggio, delle multinazionali e del profitto più lercio, che uccide i propri figli, cari tutti questi mezzi politici, imprenditori del male, renzisti e forzisti di Confindustria e Coldiretti, che state distruggendo il Veneto a forza di sovrapproduzioni scellerate, di Tav, Pedemontane, basi militari... ci penseremo noi a bloccare la MITENI visto che voi non lo farete mai. Come? Provate a immaginarlo. Le vie della forza civile sono infinite. Se fallisce la politica - che politica non è, ma una farsa di se stessa -.il potere esecutivo passa al popolo, alla parte di popolo che ha più coraggio e fermezza. La perdita di autorità da parte dei dirigenti della Regione dopo il BUR dell'altro ieri è stata siglata a chiare lettere. La voce del popolo ha già risposto: farabutti. Il resto lo faremo noi. Attivisti senza compromessi. Che non si lasciano incantare da geometri della sanità o da dottori in comunicazione delle acque oligominerali e cristalline.
Nel frattempo - dateci il tempo di organizzarci dopo aver preso atto di ciò - vergognatevi. Molto e sempre. Ogni volta che mettete la vostra sorridente ipocrita faccia elettorale di fronte al pubblico. Ogni volta che uscite di casa. Ogni volta che un genitore vi guarda negli occhi. Facendo filtrare, dietro la pupilla, il veleno di cui siete responsabili. Un veleno concreto, anche se incolore e inodore. Il cui nome per voi è solo uno spot, un fastidio, una sigla che interrompe la vostra - incontrollabile a voi stessi - volontà di misera potenza: PFAS.
Buona estate.
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Comunicato stampa incontro a Brendola: E l'acqua? La verità sui Pfas secondo atto

E L'ACQUA? La verità sui Pfas – atto secondo
Incontro pubblico a Brendola venerdì 14 luglio ore 20.45
Legambiente: “Chiediamo di applicare subito la legge sugli Ecoreati per avviare la bonifica dell'area inquinata, rivedere al ribasso i limiti dei pfas nelle acque ed avviare presto i lavori del nuovo acquedotto per fornire acqua pulita ai cittadini inquinati”
L’emergenza PFAS non accenna a diminuire e sebbene vi sia la mobilitazione di cittadini, comitati, associazioni ed istituzioni la soluzione del problema non sembra essere alll’orizzonte. Per questo Legambiente ed il Coordinamento Acque Libere da PFAS vogliono fare il punto della situazione con i cittadini: Venerdì 14 Luglio alle 20.45 presso il palazzetto dello sport di Brendola (Vi) hanno organizzato un momento di confronto con le istituzioni coinvolte nella vicenda. “Un momento di confronto che arriva dopo l’incontro tenutosi a Lonigo più di un mese fa che ha visto la presenza di oltre 700 cittadini che chiedevano di essere informati sull’emergenza e sulla loro salute” ricorda Piergiorgio Boscagin, del Circolo Perla Blu di Cologna Veneta e portavoce del Coordinamento. “Viste le recenti rivelazioni contenute nella relazione del NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) di Treviso – prosegue Boscagin – abbiamo organizzato questo appuntamento convinti che la necessità di informazione plurale e di confronto pubblico sia prioritaria per costruire consapevolezza su di un problema così complesso ed avvolgente.”
L’incontro di Venerdì sarà un momento di confronto tra il Ministero dell’Ambiente (con il Sottosegretario Barbara Degani), il Parlamento con Alessandro Bratti (Presidente commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti), Fabio Trolese presidente di ViverAcqua (consorzio che raggruppa i gestori idrici del Veneto), la Regione Veneto con l’invito fatto pervenire direttamente al Presidente Luca Zaia ed il Direttore Generale di Legambiente Stefano Ciafani.
A preoccupare è la contaminazione delle acque superficiali e di falda da sostanze perfluoroalchiliche, un rischio che colpisce 79 comuni del Veneto e oltre 350.000 abitanti, sostanze riconosciute come interferenti endocrini per l’organismo e che non è ancora chiaro quali rischi possano avere per la salute. Durante la serata verrà posto l’accento su cosa sia stato fatto di fino ad ora e cosa c'è ancora da fare per tutelare il territorio, la sua acqua e la salute di chi lo abita. Il biomonitoraggio sui residenti della zona rossa che comprende i 21 comuni maggiormente a rischio sta allarmando la popolazioni per i valori rilevati nel sangue dei soggetti sottoposti ad analisi, allarme che impone risposte trasparenti ed un impegno concreto da parte di tutti gli organi competenti.
Legambiente ritiene indispensabile il via immediato ai lavori per una nuova presa dell'acquedotto per fornire ai cittadini acqua pulita senza l'utilizzo di filtri ai carboni attivi ed urgente un intervento del Ministero della Salute per un’ulteriore abbassamento dei valori di performance affinché si raggiunga il prima possibile un valore di pfas tendente a zero per le acque potabili.
Gli organizzatori dell’incontro, inoltre si augurano che vengano presto resi noti i dati della mappatura per le matrici alimentari prodotte all’interno delle aree contaminate e chiedono l'applicazione della legge sugli ecoreati che prevede, tra l’altro, la responsabilità giuridica delle aziende, l'obbligo di bonifica. Bonifica che appare indifferibile per il sedime della Miteni S.p.a. come per il bacino dell’Agno Fratta Gorzone, da decenni contaminato dai reflui industriali della valle del Chiampo.
“I nostri incontri rispondono ad una necessità di conoscenza della situazione, dei rischi e delle soluzioni che è sempre di più emergente nella popolazione veneta e non solo nella zona rossa – commenta il presidente regionale di Legambiente Luigi Lazzaro – e sarebbe un vero peccato se Zaia che non ha ancora risposto all’invito si sottraesse alla discussione: Ministero, Parlamento e Regione sono attori a nostro avviso ugualmente determinanti ed imprescindibili e l’assenza da questi appuntamenti della Regione Veneto rappresenterebbe un deficit nel diffondere la più completa e rigorosa informazione relativa al problema, dato che questa problematica per sua natura ricade nella competenza territoriale diretta della regione Veneto che nell’ambito della sua autonomia di gestione deve attuare tutte le misure necessarie a contrastare tale fenomeno di contaminazione”
Aggiornamenti su attività e incontri della campagna di Legambiente e Coordinamento Acqua Libera da Pfas clicca qui #bastapfas
per informazioni:
Coordinamento Acqua Libera dai Pfas - Piergiorgio Boscagin 3487236715
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Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas


Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas:http://bur.regione.veneto.it/BurvServi…/…/DettaglioDgr.aspx…
http://www.arpa.veneto.it/…/p…/acquesotterranee_pfas2016.pdf
Autorizzazione all'installazione e all'esercizio di un impianto di cogenerazione della potenza di 2 MWe…
bur.regione.veneto.it

sabato 8 luglio 2017

Da dove arriverà la nostra acqua pulita? vediamo cosa sta succedendo a Carmignano Di Brenta

La soluzione per la sostituzioni dei nostri pozzi inquinati di Almisano( notate bene di Brendola e di Sarego in questi articoli non se ne parla) è stata affidata a Veneto Acque una S.P.A con un unico socio, la regione Veneto e un amministratore unico : Gianvittore Vaccari
In questo articolo ancora nel 2015 si informava di una class action fatta dai comitati in difesa del terriorio sul Brenta anche per i prelievi d'acqua per la conduttura dell'acquedotto del Veneto proprio a Carmignano sul Brenta : 




Class action salva-Brenta contro cave e acquedotti

Fronte comune dei comitati locali e dei politici di Cittadella, Carmignano, Piazzola e Fontaniva per fermare la riapertura dell’escavazione e il pompaggio dalle falde









CITTADELLA. «Tutti a difesa del Brenta e del territorio». Passa la linea di un asse tra i Comuni e i comitati ambientalisti alla riunione “Giù le mani dal Brenta” mercoledì a Santa Croce Bigolina.
L'incontro ha visto la partecipazione di oltre cento persone e arriva dopo la prima tappa di luglio, a Carmignano di Brenta, che ha dato il via a una mobilitazione spontanea che sembra aver già trovato ascolto. Nelle relazioni introduttive l'ex segretario della Pro Loco Giuliano Basso e l'ex sindaco di Carmignano Paolo Rigon, protagonisti da lustri di importanti lotte contro lo scavo selvaggio del fiume, hanno inquadrato nel mirino due progetti della Regione contro i quali è già stato depositato un esposto. «I progetti riguardano il prelievo di acque a Camazzole e la “difesa” della sponda sulla sinistra Brenta, lungo via Casoni, tra Cittadella, Carmignano e Fontaniva. Sul primo ci sono diversi problemi: si va a prelevare acqua solo a Camazzole, si butta denaro pubblico inutilmente, non sono stati costituiti gli organi di controllo, non si è decisa nessuna difesa della sponda e non sono chiari i progetti della ricarica della falda».
Per Cittadella è cruciale il secondo progetto, che prevede di portare via qualcosa come 600 mila metri cubi di ghiaia «in cambio di un argine di 600-700 metri. Si rischia di spianare per chilometri uno straordinario habitat naturale», denunciano Rigon e Basso.
«I Comuni sono gli ultimi a essere coinvolti», ha osservato il sindaco di Fontaniva Lorenzo Piotto. Secondo l'ex sindaco di Piazzola sul Brenta, Renato Marcon, «è opportuno sia un ente terzo, come il consorzio di bonifica, a istituire il tavolo tecnico». Presente anche l'assessore cittadellese Pio Luigino Campagnolo, il quale ha fatto sapere che «l'inizio dei lavori per l'opera su via Casoni è previsto il prossimo anno, a marzo, e il cantiere, secondo il progetto della Regione, durerà 18 mesi. Ho a cuore il Brenta, certo, ma mi preoccupano anche le migliaia di camion di ghiaia che attraverseranno le nostre strade. E dove verrà portata?»
Alla fine pare
un accordo si sia trovato: le amministrazioni comunali coinvolte e il gruppo che ha sollevato il problema, di Carmignano e Santa Croce Bigolina, entro settembre siederanno attorno a un tavolo tecnico in Comune a Fontaniva per concordare una linea di azione comune.


NEL 2016 un intervista al sindaco di Carmignano sul Brenta 

Intervista al Sindaco di Carmignano di Brenta Alessandro Bolis che lamenta una serie di perplessità in merito al progetto per la realizzazione del MO.S.A.V. (Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto) dichiarando che non è in discussione l’obiettivo, in quanto l’acqua rimane il bene principale per ogni cittadino, ma teme conseguenze per un territorio già devastato in passato.
Nello specifico le opere che sono state iniziate in questi giorni nell’area golenale del fiume Brenta rientrano nel progetto di attuazione nello Schema Acquedottistico del Veneto Centrale (S.A.VE.C.), mediante il quale è prevista l’interconnessione degli acquedotti alimentati dalle falde del Medio Brenta, del Sile dell’Adige e del Po, la cui progettazione, unitamente alla costruzione, è affidata in concessione alla Società Veneto Acque S.p.A. In particolare, il S.A.VE.C. prevede la realizzazione di due anelli acquedottistici alimentati per l’80% da nuovi prelievi nell’area del Medio Brenta.
La società Veneto Acque S.p.A., società il cui unico socio è la Regione Veneto, ha prodotto nelle varie fasi progettuali il “Progetto di derivazione delle falde del Medio Brenta”   per l’attivazione di un prelievo complessivo di 1.950 l/s ( 950 + 200 l/s prelevati da Veneto Acque S.p.A. e 800 l/s, attualmente in essere, prelevati da ETRA e CVS ).
Il prelievo è effettuato interamente lungo la sponda destra della ex cava Giaretta, interessando territorialmente i Comuni di Carmignano di Brenta, Fontaniva e Cittadella.
Vista l’estensione territoriale dell’intervento di rinnovamento della rete idrica in questione, e in ragione del fatto che lo stesso comporta il coinvolgimento di molti Enti Pubblici, tra cui tredici Comuni, le Provincie di Padova e Vicenza oltre che A.A.T.O. Brenta, Etra S.p.a., il Consorzio di Bonifica Brenta, l’A.R.P.A.V. e, ovviamente, la Regione Veneto e Veneto Acque S.p.A., è stato all’uopo elaborato, tra tali Enti, un Accordo di Programma e deliberato di rispettivi organi preposti.
L’Accordo di Programma doveva essere quello strumento ideato per il conseguimento di obiettivi di qualità ambientali a fronte di un progetto che inevitabilmente avrà un forte impatto in un territorio già pesantemente violentato in un recente passato. E’ evidente che la zona interessata deve essere oggetto della massima attenzione e tutela innanzitutto dal punto di vista ambientale, visto che è sottoposta a tutela quale sito S.I.C./Z.P.S. IT3260018 “Grave e zone umide del Brenta”.
Per questo con l’Accordo di Programma si dovevano mettere in atto tutta una serie di strategie di lungo periodo che impegnasse gli Enti firmatari ad intraprendere, in relazione alle proprie specifiche responsabilità e competenze, azioni incisive al fine di tutelare i territori in cui l’intervento di captazione delle falde ricade.
Alle già importanti perplessità per un progetto di derivazione delle falde che per utilità pubblica vede coinvolti questi territori, si sono aggiunte poi, nel 2014, quelle relative al “ Progetto stralcio per il recupero dei rilevati in alveo” con il quale si ipotizzava di intervenire sul letto del fiume Brenta asportando un quantitativo di ghiaia pari a 70.000 mc, prevedendo una movimentazione di almeno 6000 camion all’interno dell’area naturalistica, al fine di utilizzare il materiale prelevato per costituire le arginature a protezione dei pozzi di prelievo.
I comuni interessati, dopo aver letto l’intera documentazione depositata hanno inviato alla Commissione esaminatrice e alla Regione Veneto una serie di dubbi e perplessità, senza però ricevere risposta alcuna.
La Regione purtroppo- urlano in coro i sindaci- non sembra aver colto la gravità delle problematiche fatte da chi vive e conosce il territorio, problematiche supportate da studi approfonditi, ed ha concluso con decreto la procedura di verifica di assoggetabilità ritenendo che, il progetto di derivazione dalle falde del Medio Brenta – Stralcio per il recupero del materiale e formazione dei derivati in alveo” presentato dalla Società Veneto Acque (si ricorda: il cui socio unico è la Regione medesima), andasse escluso dalla doverosa sottoposizione alla Valutazione di Impatto Ambientale.  Qui l'intervista : http://www.accadeinzona.it/eventi/2016/04/08/creazione-nuovi-acquedotti-sulle-sponde-del-brenta-si-inizia-le-polemiche/

Nello scorso maggio 2017 l'assessore all'ambiente della regione Veneto, Giampaolo Bottacin in consiglio comunale straordinariosui pfas a Montecchio Maggiore annunciava:




“Veneto acque”,
3 vie per togliere
i pozzi con i Pfas

L’assessore Gianpaolo Bottacin a un incontro sui Pfas nel Vicentino
L’assessore Gianpaolo Bottacin a un incontro sui Pfas nel Vicentino
Piero Erle
«Quello che vogliamo capire al più presto è quali progetti sono realizzabili prima, per tempo ed efficacia. E intanto speriamo di avere le promesse risorse statali: la prossima settimane incontrerò di nuovo il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti». Così l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin spiega l’incarico affidato dalla Regione alla sua società “Veneto acque” - fresca di cambio al vertice con la nomina dell’amministratore unico Gianvittore Vaccari - per individuare i progetti per la “messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoro-alchiliche”, i famigerati Pfas.
I FILTRI COSTANO TROPPO. Come noto, l’allarme Pfas è scoppiato nella primavera di quattro anni fa, e la Regione ha subito imposto ai gestori di acquedotto di intervenire per ridurre nell’acqua potabile la concentrazione di inquinanti (che prima non era mai stata misurata). Già a settembre i valori dell’acqua nei rubinetti erano «al di sotto dei livelli di performance indicati dall’Iss-Istituto superiore di sanità». La tecnica efficace è stata quella storica dei filtri a carboni attivi: installati nelle centrali di acquedotto «consentono di rispettare i livelli di performance stabiliti dall’Iss per le acque potabili». Con due problemi: comunque i filtri «non sono in grado di consentire la totale assenza di tali composti dalle acque potabili distribuite in rete», e in più occorre «una frequente sostituzione dei filtri installati, con un costo gestionale che si riflette necessariamente in misura non trascurabile» sulle bollette. Quindi i filtri non possono essere una soluzione definitiva. Anche perché l’inquinamento della falda in zona Chiampo e aree del Vicentino e Padovano non vedrà una soluzione di bonifica a breve.
IL PIANO. La conclusione è stata indicata da tempo dai tecnici: chiudere il prelievo dai pozzi di Almisano (500 litri al secondo circa) e portare con nuove tubazioni alla centrale di Lonigo altra acqua “pulita” del Veneto creando una rete che colleghi tra loro pozzi e centrali già esistenti. Sono già sei gli incontri fatti tra Regione, Veneto acque e i gestori del servizio idrico. È stata quindi individuata una triplice soluzione, all’interno del grande Modello strutturale degli acquedotti varato dalla Regione nel 2000. Primo, il prelievo dell’acqua nell’area del Brenta a Carmignano, dove “Veneto acque” sta potenziando il sistema veneto, con una condotta che porti poi l’acqua a ovest lungo l’A4 fino a Lonigo. Secondo, portare acqua dal sud verso Almisano, utilizzando strutture già esistenti. Terzo, una condotta dal Veronese.
LE PRIORITÀ. Sarà Veneto acque, a breve, a dire quali sono le soluzioni su cui puntare prima. Sembra tramontata una priorità per il “tubo” veronese. «Sarà Veneto acque a indicare la priorità, ma al momento - spiega l’assessore Bottacin - pare che sia più avanzata l’ipotesi dell’approvvigionamento dal sud, mentre quella più efficace è quella dell’utilizzo delle falde sotto il Brenta». C’è il problema risorse, ovviamente. Veneto acque ha 88 milioni di finanziamento Bei per realizzare il piano acquedotti “ordinario” «ma questa è una situazione straordinaria e va detto che la Regione ha già speso circa 500 milioni per la vicenda Pfas, mettendo assieme i fronti sanitario, acquedottistico, ambientale. Li abbiamo chiesti al Governo, e a fronte di 20 miliardi di tasse venete che restano a Roma merita certo che ci venga data una riposta per un’emergenza come questa. Ci hanno annunciato 80 milioni per gli acquedotti: il dialogo con il ministro Galletti c’è, mi auguro possano arrivarci al più presto - conclude Bottacin - per iniziare gli interventi individuati come priorità dalla nostra azienda».
Piero Erle
Noi di Acqua Bene Comune Vicenza in data 23 Giugno 2017 abbiamo richiesto a Veneto acqua con un accesso agli atti il Progetto  MO.S.A.V. (Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto) 
e questa la risposta che ci è arrivata una settimana con allegata anche la delibera della Regione 
Deliberazione della Giunta Regionale n. 385 del 28 marzo 2017
Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto. Messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoro - alchiliche (PFAS). Affidamento alla società Veneto Acque S.p.A. del coordinamento tecnico degli interventi finalizzati alla progettazione e realizzazione delle condotte di adduzione primaria da fonti idropotabili alternative e relative interconnessioni.http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=342460http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=342460

Sul Mattino di Padova del 7 luglio infine finalmente  leggiamo questo che l'assessore Bottacin va a Carmignano per un sopralluogo ma l'acqua che si estrarrà è di molto infeririore ai litri che erano previsti. :


Bottacin apre i pozzi del Brenta estrarranno 250 litri al secondo 

L’assessore veneto all’ambiente in sopralluogo a Camazzole di Carmignano con il sindaco Bolis Gli ambientalisti: «Il progetto di captazione va bloccato». Sull’opera pesano ancora esposti e ricorsi


mercoledì 28 giugno 2017

Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo

Luciano Panato ha condiviso un link.
Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo, essendo i due, i veri detentori del potere nel centrodestra della Valle del Chiampo ha un solo significato: Il gioco dell'oca, iniziato dal centrodestra sul problema impianto per i fanghi conciari torna alla casella di partenza. Ossia, il Papa straniero ( posto a capo di Acque del chiampo sempre dal duo Pellizzari Marcicaglia), il serafico Serafin, ha prodotto fuffa, ma nulla di concreto. Ora aspettiamo i fatti veri dal duo Pellizzari- Marcicaglia: in primis i progetti con i relativi costi, impatti ambientali e sanitari. Il gioco dell'oca, lo ripetiamo, inziato da voi, è finito. prendetene atto e buon lavoro.
per ricordare: una vecchia intervista ad Andrea Pellizzari:http://www.andreapellizzari.it/…/fanghi-e-concia-nellovest…/
Un intervento pubblico dell'allora presidente di Acque del Chiampo Renzo Marcicaglia:http://www.vicenzapiu.com/leggi/la-miccia-sui-fanghi

domenica 25 giugno 2017

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Quotidiano | Categorie: Fatti

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 21 Giugno alle 18:00 | 0 commenti
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Il Comitato degli Stati Membri dell'Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha concordato all'unanimità di identificare il Bisfenolo A e l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico e i suoi sali (PFHxS) come sostanze "estremamente preoccupanti" (SVHC). È quanto rende noto l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). Parliamo di: sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione; sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche; sostanze che perturbano il sistema endocrino.

Il MoVimento 5 Stelle Veneto interviene per informare che la presenza di queste sostanze riguarda da vicino la nostra Regione: "Non solo Pfas a catena lunga ma anche l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico (Pfas a catena corta) sono stati trovati nell'ambiente nei pressi della Miteni e soprattutto nelle analisi del sangue delle persone monitorate all'interno delle indagini sulla contaminazione da Pfas.
Se i Pfas a catena lunga causano numerosi danni, comprese patologie per i feti e le donne incinte, queste altre sostanze (6 atomi) sono riconosciute dall'Ispra come cancerogene e tossiche, e perfino più pericolose dei Pfas di cui abbiamo parlato fino ad oggi.
Ogni giorno la vicenda Pfas e i suoi responsabili, la Miteni S.p.a., rivelano dettagli sempre più allarmanti.
La Miteni deve chiudere immediatamente e si deve procedere alle operazioni di bonifica a sue spese".
Lo scarica barile su Mitsubishi Corporation. "Secondo i carabinieri del Noe la Miteni sapeva di inquinare, ma lo ha tenuto nascosto. Ora l'azienda scarica le colpe su Mitsubishi Corporation, proprietaria di un tempo?
Questo si accerterà, ma ciò che è sicuro è che la falda sotto la Miteni è contaminata e sta inquinando, dunque deve essere bonificata. Poi sarà un problema di Miteni rivalersi su Mitsubishi. Ma ad oggi a fare le spese di tutto questo sono 350mila veneti che assimilano acqua contaminata, e questo non può continuare un giorno di più. Si metta in sicurezza la popolazione e si tutelino i dipendenti della Miteni".
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mercoledì 21 giugno 2017

Comunicato stampa del Coordinamento Acqua libera dai pfas dopo il verbale del Noe sui documenti trovati alla Miteni l'8 marzo 2017

18 ore fa
Comunicato stampa del Coordinamento Acqua libera dai pfas dopo il verbale del Noe sui documenti trovati alla Miteni l'8 marzo 2017 ( in allegato il verbale del Noe)
Cologna Veneta , 20 giugno 2017
NON AVETE PIU’ SCUSE NE ALIBI
Alla luce di quanto appurato dal Nucleo Ecologico dei Carabinieri il Coordinamento acqua libera dai pfas ritiene che non ci siano più dubbi sulla fonte di inquinamento che ha contaminato le nostre acque e il nostro sangue.
Il comportamento gravemente e dolosamente omissivo tenuto dall’azienda nel tempo non può essere giustificato in alcun modo, così come ora non possono essere più accampati alibi istituzionali nell’agire nei confronti di chi consapevolmente ha messo a rischio la salute dei cittadini delle zone contaminate.
Il coordinamento denuncia con forza anche la mancata attivazione degli organi di tutela e prevenzione istituzionali ed in particolar modo chiede dove fossero i vertici dell’ex Ulss 5 quando tutto ciò accadeva.
Non è concepibile che per oltre 20 anni chi ci doveva tutelare non subodorasse alcunché, vista l’attività altamente rischiosa svolta dalla Rimar prima e dalla Miteni ora.
Il coordinamento chiede, pertanto, a tutti gli enti competenti di attivarsi al più presto affinché chi ha inquinato paghi ed offra le necessarie ed adeguate garanzie patrimoniali ed economiche per la bonifica del sito e della falda.
Si richiede, inoltre, con forza che vengano accertate le eventuali responsabilità di tutti quei dirigenti del settore prevenzione che non hanno adeguatamente e prontamente vigilato sul disastro ambientale sopra menzionato.
La politica faccia finalmente quello che da tempo andava fatto, tolga la possibilità a quest’azienda di continuare ad inquinare e attivi urgentemente la procedura per il finanziamento del cambio delle fonti di approvvigionamento di tutti gli acquedotti inquinati
Si richiede inoltre a tutti gli enti responsabili, Regione Veneto in primis, di non perdere ulteriore tempo nel fornire acqua totalmente priva di pfas in tutti i comuni che si trovano nell’area definita di massima esposizione sanitaria, nel rispetto del massimo principio di precauzione
La Regione disponga "lo stato di disastro ambientale" e proponga, alla stregua della Terra dei Fuochi, dell’Ilva di Taranto o del Porto di Marghera, l’inserimento nei SIN, Siti di Interesse Strategico Nazionale per le bonifiche, l’intera area coinvolta dal micidiale inquinamento
Per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas
http://acqualiberadaipfas.blogspot.it/…/il-coordinamento-ac…

venerdì 16 giugno 2017

Pfas, i carabinieri accusano la Miteni «Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»


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  • Pfas, i carabinieri accusano la Miteni «Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»

IL MAXI INQUINAMENTO

Pfas, i carabinieri accusano la Miteni
«Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»

L’azienda si difende: «Sempre stati trasparenti»

TRISSINO (VICENZA) Da almeno 27 anni Miteni sa che alcune sostanze fuoriuscite dal suo stabilimento di Trissino hanno inquinato l’Ovest Vicentino. E già nel 2008 aveva scoperto la presenza di Pfas nella falda, quindi cinque anni prima che lo studio del Cnr lanciasse l’allarme sulla maxi-contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche che mette a rischio 127 mila persone residenti tra le province di Vicenza e Verona. Sapeva e ha taciuto. Questa, in sintesi, la relazione che il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Treviso ha consegnato martedì a Ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia, oltre che alla procura di Vicenza titolare dell’inchiesta per adulterazione dell’acqua e inquinamento ambientale che vede iscritti nel registro degli indagati nove manager, compresi l’amministratore delegato Antonio Nardone e il presidente Brian McGlynn.
Trentuno pagine (e altri 110 documenti allegati) che sembrano inchiodare lo stabilimento che oggi fa capo alla multinazionale tedesca International Chemical Investors. I carabinieri sono partiti dall’analisi del materiale sequestrato l’8 marzo, nel corso della perquisizione condotta all’interno della sede. «Dagli accertamenti eseguiti - si legge nella relazione - è emerso che Miteni, negli anni 1990, 1996, 2004, 2008 e 2009, ha incaricato società di consulenza leader nel settore ambientale di effettuare indagini finalizzate a valutare lo stato di inquinamento del sito e a fornire possibili soluzioni per il confinamento della contaminazione rilevata». E fu proprio attraverso quelle indagini, che emerse la contaminazione dell’area. «Dal 1990 al 2009 - prosegue il Noe - è stato rilevato un inquinamento del suolo e della falda, soprattutto da composti della famiglia benzotrifluoruri (utilizzati in campo farmaceutico e agricolo, ndr) (...) In aggiunta, nel 2008 e nel 2009 sono state rilevate anche concentrazioni significative di Pfoa nelle acque di falda e nei terreni». Ebbene, nonostante avesse «l’obbligo giuridico di comunicare agli enti competenti le risultanze emerse», Miteni «sino a oggi non ha mai trasmesso le indagini». Il motivo per cui la società abbia tenuto nascosto l’avvelenamento non è chiaro, ma i carabinieri fanno notare che, se avesse rivelato i risultati delle analisi, «la ditta avrebbe dovuto sostenere una ingente spesa per la rimozione e lo smaltimento del terreno contaminato, oltre alla necessità di smantellare parte dell’impianto produttivo».
Per gli investigatori si tratta di una «condotta omissiva iniziata nel 1990 e proseguita sino a oggi » le cui conseguenze sono devastanti: «Ha comportato che l’inquinamento da Pfas - e forse anche altre sostanze non indagate come verosimilmente i benzotrifluoruri - si propagasse nella falda a chilometri di distanza provocando il deterioramento dell’ambiente, dell’ecosistema, nonché probabili ricadute sulla salute della popolazione residente che per anni potrebbe aver assunto inconsapevolmente acqua contaminata». La fuoriuscita di sostanze pericolose nell’area è probabilmente avvenuta in fasi diverse. Come nel 1976, quando lo stabilimento - all’epoca gestito da Ricerche Marzotto - «fu teatro di un serio incidente che provocò lo sversamento nel terreno e nella falda di inquinanti provenienti dai processi produttivi». Ma il risultato - sottolineano i carabinieri - è che «il protrarsi della contaminazione potrebbe comportare gravi rischi per la salute umana oltre all’aggravamento del danno ambientale». Dal fronte opposto, secondo Miteni la relazione contiene «informazioni così parziali da essere palesemente contraddette dai fatti». In una nota, ribadisce «che l’operato dell’attuale proprietà è stato sempre improntato alla massima trasparenza. Quando nel 2013 abbiamo effettuato la caratterizzazione dell’area abbiamo prontamente informato le autorità per la presenza di sostanze nella falda».
La società nega anche di essere stata a conoscenza dell’inquinamento dei terreni: «Quelli interni allo stabilimento sono stati ispezionati negli ultimi tre anni con la supervisione di Arpav facendo oltre 70 prelievi a una profondità fino a 30 metri, fino al limite della falda, senza riscontrare alcuna contaminazione o rifiuto». Ma per il sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, dalla relazione emergono «particolari inquietanti» e bolla come «sicuramente grave che gli studi non siano mai stati comunicati agli enti preposti». Anche il presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati, parla di «fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo » anche perché «alimenta la già preoccupazione per il fenomeno dell’inquinamento». La relazione dei carabinieri ha spinto la Regione a convocare per oggi un vertice con Provincia e Comune di Trissino. L’ipotesi sul tavolo è che il procedimento amministrativo di bonifica passi direttamente sotto il controllo di Palazzo Balbi. «Andremo fino in fondo - assicura il governatore Luca Zaia - perché le domande di verità, salute e trasparenza trovino risposte coerenti e certe».
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Andrea Priante