mercoledì 13 settembre 2017

Secondo l'assessore Bottacin, Roma mette i paletti sui rimedi per i Pfas

L'Arena- 06.08.2017

L’assessore Bottacin
«Roma mette paletti
per i rimedi ai Pfas»

L’approvvigionamento con acqua pulita degli acquedotti che adesso pescano dalla falda contaminata dai Pfas è programmato. L’unica cosa che manca sono i soldi che il Governo ha promesso formalmente un anno fa e ancora non sono arrivati. Perché a Roma, invece di dare corso a quanto è già stato deliberato, si continuano a porre nuovi paletti. Questo, detto in estrema sintesi, è il pensiero dell’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin sulla recente riproposizione da parte di rappresentanti dell’esecutivo Gentiloni, in particolare dal sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani, dell’accusa alla Regione di essere la causa del blocco dei fondi che permetterebbero di dare l’avvio agli interventi di contrasto dell’emergenza. Opere così complesse che necessitano di almeno cinque anni per poter essere portate a compimento. «Premesso che per legge gli interventi relativi agli acquedotti sono di competenza dei Comuni e delle autorità d’ambito che essi costituiscono, e che teoricamente dovrebbero essere coperti con gli introiti delle tariffe anche nel caso in cui vengano affrontati degli inquinamenti, la Regione, pur non essendo parte in causa, ha messo a disposizione la propria società Veneto Acque, per coordinare i progetti», spiega Bottacin. «Dopo che il Cipe ha deliberato finanziamenti per 80 milioni per gli interventi volti a garantire l’approvvigionamento con acqua pulita degli acquedotti, e che il ministro Galletti ha assicurato l’arrivo di quei soldi, da Roma sono stati imposti sempre nuovi adempimenti, tanto che siamo ancora qui ad aspettare che i soldi arrivino», aggiunge l’assessore. «Il piano ed i progetti preliminari c’erano già ed erano contenuti in atti a disposizione del governo, comunque, se serve, ora verranno mandati a Roma, comunque è chiaro che a mancare non è l’intervento della Regione». Il Veneto, secondo l’assessore, «è l’unico ente regionale ad aver approfondito la questione-Pfas, sta partecipando alle indagini in atto, ed è già intervenuto, ad esempio, avviando la realizzazione di nuovi pozzi a Carmignano sul Brenta».LU.FI.

All'incontro dei Genitori e di Luca Cecchi e Dario Muraro avvenuto in Regione il 6 settembre scorso, Bottacin avvisa che la regione ha presentato il progetto per i nuovi pozzi a Roma

Abbiamo però  I Comitati (dei Comuni di Carmignano, Fontaniva e Pozzoleone) molto contrari alla realizzazione di questi nuovi pozzi :
brenta_EscavazioniLa Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) autorizza il prelievo di 500 l/s in aggiunta agli 800 già sfruttati da anni da Etra: solo in futuro, se verrà ricaricata la falda, si potrà arrivare a 1750 l/s.
Già i 4 pozzi Etra ed i 4 nuovi costruiti in sponda del bacino possono prelevare il quantitativo di 1750 l/s, perché quindi si è deciso di sprecare 5 milioni di euro per farne altri 5 a sud sulla parte di terreno occupata dalle acque del Brenta, ossia in alveo?
Dopo i tre Esposti alla Regione, le tra Richieste alla regione, le 8.000 firme della Petizione, la“Marcia dei 2.000” del 7 maggio 2016, noi – i Gruppo Ambiente Carmignano, il Comitato giù le mani dal Brenta ed il Comitato Brentana Guardianasiamo – siamo stati in audizione al Ministero Ambiente a fine settembre e poi presso L’Autorità di Bacino a Venezia nel novembre 2016. La nostra azione ha concorso ad evitare l’escavazione nel fiume per il recupero di materiale per la protezione dei pozzi (4 Etra e altri 5 Nuovi a Sud) e ha portato ad un Decreto Regionale che prescriveva già nel 2004 lo spostamento fuori alveo dei pozzi Etra perché in zona a rischio idraulico – che, però, non ha mai avuto luogo –.
Nonostante in settembre sia stata prodotta una Delibera di A.T.O. del 2011 che dichiarava l’assoluta inidoneità della collocazione in alveo dei cinque nuovi pozzi a sud ed il relativo spreco di 5 milioni di euro, la Regione ha sempre argomentato, spudoratamente, che i pozzi non erano in alveo.
La prima causa del Comune di Carmignano di Brenta è stata chiusa nel dicembre 2016 per cessata materia del contendere. Veneto Acque/Regione, infatti, ha dichiarato di non prelevare il materiale per“protezione pozzi “ dal fiume, ma da fuori. L’azione dei migliaia di cittadini, quindi, ha concorso a far desistere dalla devastazione del fiume.
I Comitati (dei Comuni di Carmignano, Fontaniva e Pozzoleone), poi, hanno aperto una nuova causa hanno denunciato al Ministero dell’Ambiente e all’Autorità di Bacino la mancanza dell’Autorizzazione dell’Autorità di Bacino per la realizzazione del Progetto/Opere, un permesso necessario per Legge. Purtroppo la tattica dei rinvii consentirà di completare i lavori compresi i 5 pozzi a sud. E questo in contrasto con norme della stessa Regione e con spreco di denaro!
A queste circostanze ingiuste e paradossali si aggiungono anche altre questioni: perché non vengono date le verifiche del monitoraggio della falda, contrariamente alle direttive dell’Autorità di Bacino?
Perché non vengono consegnate le relazioni della Commissione Tecnica previste dall’Accordo di Programma e non si parla di un suo rinnovo prima della sua scadenza (2017)? Perché la ricarica della falda a nord – delegata al Progetto Democrito – non viene finanziato dalla Regione? La Magistratura non dovrebbe intervenire per le violazioni e le omissioni, dato che l’Accordo di Programma è un contratto a tutti gli effetti per i firmatari?
Noi Comitati, oltre a ciò, siamo preoccupati per un’ennesima notizia inquietante data dal Dirigente del Dipartimento Tutela Ambiente della Regione il 20 marzo a Cittadella: l’inquinamento da cromo in sin. Brenta Tezze-Fontaniva ed i conseguenti prelievi dalla falda di Carmignano/Camazzole, che serviranno anche le zone del vicentino-veronese. Come si può pensare che le falde di Camazzole possano servire la maggior parte del Veneto? Non è il caso di investire massicciamente nella bonifica delle aree inquinate, nei Controlli e nella Prevenzione di tutte quelle Patologie gravi che affliggono oggi tanti cittadini?
E ancora non abbiamo finito. Un altro progetto, riguardante la sponda Casoni-S.Croce, prevede nuove escavazioni nell’alveo del Brenta. Di fronte al silenzio dei Comuni, noi Comitati abbiamo deciso di intervenire, e abbiamo ottenuto tre risposte. La prima, deludente, consiste proviene dalla Regione, la quale, in modo pilatesco, ci ha detto che quando verrà presentato il Progetto definitivo sarà possibile presentare le Osservazioni in sede di V.I.A. Il secondo si riferisce a quanto affermato dall’Autorità di Bacino e cioè “ la necessità di osservare e mantenere l’attuale equilibrio plano-altimetrico e morfo-dinamico dell’ambito fluviale ….”,“tutto ciò in funzione della garanzia di un corretto scambio tra fiume e falda evitando che il corso d’acqua accentui il suo carattere drenante (e non disperdente) per possibili erronee modifiche morfologiche”. La terza, infine, riguarda gli altri 7 Progetti d’intervento a compensazione (scavo in alveo) e il loro passaggio in secondo piano.
Visti i precedenti e considerato l’atteggiamento degli amministratori regionali nel corso dei vari incontri pubblici è opportuno non abbassare la guardia e continuare a monitorare attentamente ogni atto pubblico che possa riguardare il Brenta.
Gruppo Ambiente Carmignano e  Comitato giù le mani dal Brenta

domenica 10 settembre 2017

Questo quello che sta succedendo a Carmignano sul Brenta i pozzi sono uno spreco di danaro e di inquinamento

brenta_EscavazioniLa Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) autorizza il prelievo di 500 l/s in aggiunta agli 800 già sfruttati da anni da Etra: solo in futuro, se verrà ricaricata la falda, si potrà arrivare a 1750 l/s.
Già i 4 pozzi Etra ed i 4 nuovi costruiti in sponda del bacino possono prelevare il quantitativo di 1750 l/s, perché quindi si è deciso di sprecare 5 milioni di euro per farne altri 5 a sud sulla parte di terreno occupata dalle acque del Brenta, ossia in alveo?
Dopo i tre Esposti alla Regione, le tra Richieste alla regione, le 8.000 firme della Petizione, la“Marcia dei 2.000” del 7 maggio 2016, noi – i Gruppo Ambiente Carmignano, il Comitato giù le mani dal Brenta ed il Comitato Brentana Guardianasiamo – siamo stati in audizione al Ministero Ambiente a fine settembre e poi presso L’Autorità di Bacino a Venezia nel novembre 2016. La nostra azione ha concorso ad evitare l’escavazione nel fiume per il recupero di materiale per la protezione dei pozzi (4 Etra e altri 5 Nuovi a Sud) e ha portato ad un Decreto Regionale che prescriveva già nel 2004 lo spostamento fuori alveo dei pozzi Etra perché in zona a rischio idraulico – che, però, non ha mai avuto luogo –.
Nonostante in settembre sia stata prodotta una Delibera di A.T.O. del 2011 che dichiarava l’assoluta inidoneità della collocazione in alveo dei cinque nuovi pozzi a sud ed il relativo spreco di 5 milioni di euro, la Regione ha sempre argomentato, spudoratamente, che i pozzi non erano in alveo.
La prima causa del Comune di Carmignano di Brenta è stata chiusa nel dicembre 2016 per cessata materia del contendere. Veneto Acque/Regione, infatti, ha dichiarato di non prelevare il materiale per“protezione pozzi “ dal fiume, ma da fuori. L’azione dei migliaia di cittadini, quindi, ha concorso a far desistere dalla devastazione del fiume.
I Comitati (dei Comuni di Carmignano, Fontaniva e Pozzoleone), poi, hanno aperto una nuova causa hanno denunciato al Ministero dell’Ambiente e all’Autorità di Bacino la mancanza dell’Autorizzazione dell’Autorità di Bacino per la realizzazione del Progetto/Opere, un permesso necessario per Legge. Purtroppo la tattica dei rinvii consentirà di completare i lavori compresi i 5 pozzi a sud. E questo in contrasto con norme della stessa Regione e con spreco di denaro!
A queste circostanze ingiuste e paradossali si aggiungono anche altre questioni: perché non vengono date le verifiche del monitoraggio della falda, contrariamente alle direttive dell’Autorità di Bacino?
Perché non vengono consegnate le relazioni della Commissione Tecnica previste dall’Accordo di Programma e non si parla di un suo rinnovo prima della sua scadenza (2017)? Perché la ricarica della falda a nord – delegata al Progetto Democrito – non viene finanziato dalla Regione? La Magistratura non dovrebbe intervenire per le violazioni e le omissioni, dato che l’Accordo di Programma è un contratto a tutti gli effetti per i firmatari?
Noi Comitati, oltre a ciò, siamo preoccupati per un’ennesima notizia inquietante data dal Dirigente del Dipartimento Tutela Ambiente della Regione il 20 marzo a Cittadella: l’inquinamento da cromo in sin. Brenta Tezze-Fontaniva ed i conseguenti prelievi dalla falda di Carmignano/Camazzole, che serviranno anche le zone del vicentino-veronese. Come si può pensare che le falde di Camazzole possano servire la maggior parte del Veneto? Non è il caso di investire massicciamente nella bonifica delle aree inquinate, nei Controlli e nella Prevenzione di tutte quelle Patologie gravi che affliggono oggi tanti cittadini?
E ancora non abbiamo finito. Un altro progetto, riguardante la sponda Casoni-S.Croce, prevede nuove escavazioni nell’alveo del Brenta. Di fronte al silenzio dei Comuni, noi Comitati abbiamo deciso di intervenire, e abbiamo ottenuto tre risposte. La prima, deludente, consiste proviene dalla Regione, la quale, in modo pilatesco, ci ha detto che quando verrà presentato il Progetto definitivo sarà possibile presentare le Osservazioni in sede di V.I.A. Il secondo si riferisce a quanto affermato dall’Autorità di Bacino e cioè “ la necessità di osservare e mantenere l’attuale equilibrio plano-altimetrico e morfo-dinamico dell’ambito fluviale ….”,“tutto ciò in funzione della garanzia di un corretto scambio tra fiume e falda evitando che il corso d’acqua accentui il suo carattere drenante (e non disperdente) per possibili erronee modifiche morfologiche”. La terza, infine, riguarda gli altri 7 Progetti d’intervento a compensazione (scavo in alveo) e il loro passaggio in secondo piano.
Visti i precedenti e considerato l’atteggiamento degli amministratori regionali nel corso dei vari incontri pubblici è opportuno non abbassare la guardia e continuare a monitorare attentamente ogni atto pubblico che possa riguardare il Brenta.
Gruppo Ambiente Carmignano e  Comitato giù le mani dal Brenta

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lunedì 17 luglio 2017

Vediamo di capire chi ha vinto l'appalto per costruire l'acquedotto del Veneto che ci porterà acqua pulita. Purtroppo la ditta in questione non è tanto pulita


Vediamo di capire chi ha vinto l'appalto per costruire l'acquedotto del Veneto che ci porterà acqua pulita. Purtroppo la ditta in questione non è tanto pulita l'attuale amministratore è il figlio di Sergio Vittadello arrestato circa un anno fa per tangenti.

Condotta Carmignano di Brenta (PD)(che devastazione)

Appalto integrato per la progettazione esecutiva e per la realizzazione delle opere previste dal Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto Centrale, Tratta 34, condotta di adduzione primaria DN 1200 di connessione tra il campo pozzi di Camazzole Comune di Carmignano di Brenta ed il Comune di Piazzola sul Brenta (PD)





carmignanoP2050009Vittadello è titolare della Intercantieri Vittadello Spa, che è oggetto di una verifica fiscale da parte delle fiamme gialle di Padova da oltre un anno. (Ph. da www.tp24.it)





carmignanoP4180024





carmignanoP7160010





carmignanoP7190020





carmignanoPA230005





carmignanoPC050006





carmignanoTubi acciaio golena Brenta





carmignanopozzetto A2





carmignanopozzetto C1





carmignanopressotrivella via Dante








Domande fatte da Luca Cecchi Acqua Bene Comune Verona e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas al Question Time

 di ieDomande fatte da Luca Cecchi Acqua Bene Comune Verona e Coordinamento Acqua Libera dai Pfas   Question-time Brendola
1.Domanda per VIVERACQUE
Il progetto per la sostituzione dei pozzi di Almisano ,stando a quello che è riportato nel "Piano per la riduzione dell'esposizione della popolazione alle sostanze PFAS "Acque Veronesi,Allegato "E",è di circa 98 mil di €,a cui vanno aggiunti circa 40 mil di € per i lavori che dovranno essere sostenuti da "Acque del Chiampo" e da "Centro Veneto Servizi".
Il totale stimato è circa 138 mil di€ (considerando che 36.300.000 servono per la connessione della falda di Bussolengo con quella di Vr-Est.
Nell'ultima newsletter del consiglio di bacino veronese si legge che gli importi per tali lavori si aggirano sui 230 mil di € e si parla chiaramente del vecchio progetto MOSAV (Modello strutturale degli acquedotti del veneto). Un progetto faraonico dai costi enormi .Non è che si vuole approfittare della situazione per RIESUMARE QUEL PROGETTO BOCCIATO QUALCHE ANNO FA DAGLI STESSI GESTORI DEL SII.
Un progetto affidato a Veneto Acque SPA, società interamente della Regione Veneto ma ,secondo le nostre informazioni,indebitata all'inverosimile.
A cosa è dovuto un simile aumento?
2 Domanda per BARBARA DEGANI
.La situazione delle acque nella nostra Regione è a dir poco gravissima.
L'inquinamento delle falde acquifere sta aumentando di anno in anno e la situazione non sembra affatto, come evidenziato dagli organi preposti, "SOTTO CONTROLLO".
Non sono solo le fabbriche chimiche pericolose come la MITENI,o l'uso dei pesticidi in agricoltura (industriale) ad inquinare ma sono anche LA MANCANZA DI:
a) CAPACITÀ DI CONTROLLO DELLE ULS
b) UN PROGRAMMA POLITICO NAZIONALE, REGIONALE E LOCALE e un vero PROTOCOLLO PER LA PREVENZIONE E LA TUTELA DELLE FALDE ACQUIFERE .
LA MERCIFICAZIONE DEI BENI COMUNI COME L'ACQUA HA FATTO SÌ CHE L'INTOCCABILITÀ DELL'ECONOMIA LOCALE E DEI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO PREVALGA SULLA SALUTE DEI CITTADINI E DELL'AMBIENTE (che ne subiscono le conseguenze)
Quante fonti potremo ancora cambiare? L'acqua buona per uso potabile non è INFINITA,ANZI,stiamo andando verso una sempre più grande RAREFAZIONE delle fonti con acqua buona.
NON È QUESTA L'OCCASIONE PER PRENDERE FINALMENTE UNA DECISIONE DI METTERE L'ACQUA AL PRIMO PUNTO DELL'AGENDA POLITICA ITALIANA?
Che significa attuare una serie di azioni per RIPRISTINARE IL BUON STATO ECOLOGICO DOVE CI SONO GLI ACQUIFERI CON PIANI DI RIMBOSCHIMENTO,SUPPORTO ALLE COLTIVAZIONI E ALLEVAMENTI BIOLOGICI come hanno fatto e stanno facendo città come Monaco di Baviera e New YorK.
i NOSTRI FIGLI CE LO CHIEDONO!!!!!!!!!!
3. Domanda a TUTTI
Chiediamo che al nostro Coordinamento venga dato un riconoscimento giuridico come portatore di interessi dei cittadini e che vengano messi dei nostri rappresentanti nelle commissioni che si occuperanno di governare le fasi dello screening sanitario e l'esecuzione delle opere necessarie agli acquedotti per garantire la massima trasparenza dei dati e dell'utilizzo dei fondi che verranno stanziati da Regione e Governo

M
Relazione fatta da Dario Muraro Genitori attivi contro i pfas di Brendola e per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas e presentata ieri sera al Question Time dopo le relazioni degli ospiti: Perché questo falso mito di progresso deve necessariamente prevalere sull’ordine naturale delle cose?
Qualcuno con grave irresponsabilità e spietata determinazione ha compiuto forse il più grave crimine che l’uomo possa immaginare: ha deliberatamente avvelenato una risorsa idrica che rappresenta la vita per oltre 350000 persone. Nella storia dell’umanità, inquinare l’acqua è sempre stato considerato il crimine più vile, punito con le pene più gravi.
Ma oggi sono i nostri figli ad aver subito una condanna in contumacia, nel pieno della loro innocenza, mentre si sviluppavano nel grembo materno, mentre andavano a scuola, mentre si alimentavano, qualcuno li ha condannati a vivere con queste sostanze chimiche nel loro corpo per molti anni e nel periodo più delicato della loro esistenza.
Adesso mi rivolgo a voi pregiatissimi relatori! Guardateli questi cittadini, qui riuniti per cercare di capire, di conoscere. L’unico modo per quietare l’istinto atavico di protezione della prole, primo valore nella scala dell’esistenza, che sta producendo nelle popolazioni interessate un atteggiamento carico rabbia difensiva.
Essi vogliono che le amministrazioni da loro delegate agiscano subito, che non perdano tempo a discutere su opere faraoniche, di equilibri politici , che compiano azioni velocissime e straordinarie per ridarci la serenità di vivere, riducendo il più possibile la contaminazione in atto, e quando dico questo penso a ridurre a zero la presenza di queste sostanze nell’acqua , perché solo così , sia pur lentamente espelleremo i Pfas dal nostro organismo.
Governo centrale, Regione, Amministrazioni locali, agite.
Invochiamo inoltre il principio di precauzione affinché tutte le azioni e produzioni che possano pregiudicare la nostra salute vengano proibite una volta per tutte.
La via del progresso non può passare su una strada lastricata di malattie.
Ecco le domande
Considerato che questo grave episodio di contaminazione è passato sotto gli occhi di tutti per oltre 40 anni non sarebbe opportuno riformare i sistemi di controllo?
Siete consapevoli che in una geografia totalmente antropizzata siamo costretti a convivere con comparti industriali altamente pericolosi e che per trovare la soluzione ai problemi che creano, invece di alzare le barricate siamo stati costretti ad abbassarle? Ci riferiamo ai limiti di scarico nelle acque superficiali l’abbassamento del quale è stato prorogato al 2020, mentre per le acque sotterranee i limiti sono ben più alti : fino a 7000 ng/l. fino ai limiti di performance nelle acque potabili?
Ora vorremmo non risposte ma impegni
A quando le fonti pulite?
A quando la bonifica della fonte di inquinamento?
Onorevole Bratti quali sono i poteri e i limiti nell'intervento della commissione che presiede,
Sottosegretaria Degani ci può dire qual è l'esatto iter per l'erogazione dei fondi per l'allacciamento alle fonti pulite? Sono necessari i progetti esecutivi?
Dott. Trolese se oggi ottenesse il via per avviare l’iter per l’ottenimento di fonti pulite, tra approvazione progetto e realizzazione delle opere, quanto tempo passerebbe? Se al governo fosse richiesto lo stato di emergenza ambientale sarebbe possibile ottenere una velocizzazione dell’iter?

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche

Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche" e del "Trattamento di Soggetti Con Alte Concentrazioni di PFAS".
Approvazione II livello del "Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze…
bur.regione.veneto.it

Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas

Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas:http://bur.regione.veneto.it/BurvServi…/…/DettaglioDgr.aspx…
http://www.arpa.veneto.it/…/p…/acquesotterranee_pfas2016.pdf
Autorizzazione all'installazione e all'esercizio di un impianto di cogenerazione della potenza di 2 MWe…
bur.regione.veneto.it

giovedì 13 luglio 2017

ZAIA E BOTTACIN "FARABUTTI"

ZAIA E BOTTACIN "FARABUTTI"
Qualcuno l'ha scritto a chiare lettere dopo il BUR di ieri l'altro, 11 luglio 2017.
Io stesso, penso, lo siano: mentre i nostri figli crescono a pane e liquame, questi signori deliberano la continuazione della MITENI.
Al posto di sospendere il giudizio, di sequestrarla con vincolo, di ricollocare eventualmente le dipendenze, di bastonare gli inquinatori, essi ricogenerano i responsabili primari dei PFAS. Sottoscrivendo addirittura una bestemmia nel terz'ultimo capoverso del Riferimento, dove affermano: "in ossequio al principio di precauzione" (v. https://goo.gl/pjd1fw). Ossia, l'apoteosi della presa in giro, ovvero, la prova provata che questi signori non ragionano, privati degli elementi basilari della logica. Persi forse già alle elementari. Il fatto è che ci governano.
8 luglio 2017 >> https://goo.gl/47TwKR > In una recentissima intervista il Prof. Grandjean della Harward University (una delle Università più prestigiose al mondo), tra i massimi esperti mondiali sugli effetti dei PFAS sulla salute umana, dice: "Le persone che hanno subito un accumulo di queste sostanze chimiche nel corpo dovrebbero cercare di mantenere la loro esposizione a zero".
Se quei signori citati, governatori, non capiscono le nozioni elementari, non aspettiamoci che capiscano le parole di un docente universitario di altissimo profilo, per quanto queste siano chiare e inequivocabili.
Il BUR citato è perciò un punto di svolta.
Gentili "farabutti" di tutte le risme partitiche, cari finti autonomisti veneti, schiavi, neppure dello stato, peggio, delle multinazionali e del profitto più lercio, che uccide i propri figli, cari tutti questi mezzi politici, imprenditori del male, renzisti e forzisti di Confindustria e Coldiretti, che state distruggendo il Veneto a forza di sovrapproduzioni scellerate, di Tav, Pedemontane, basi militari... ci penseremo noi a bloccare la MITENI visto che voi non lo farete mai. Come? Provate a immaginarlo. Le vie della forza civile sono infinite. Se fallisce la politica - che politica non è, ma una farsa di se stessa -.il potere esecutivo passa al popolo, alla parte di popolo che ha più coraggio e fermezza. La perdita di autorità da parte dei dirigenti della Regione dopo il BUR dell'altro ieri è stata siglata a chiare lettere. La voce del popolo ha già risposto: farabutti. Il resto lo faremo noi. Attivisti senza compromessi. Che non si lasciano incantare da geometri della sanità o da dottori in comunicazione delle acque oligominerali e cristalline.
Nel frattempo - dateci il tempo di organizzarci dopo aver preso atto di ciò - vergognatevi. Molto e sempre. Ogni volta che mettete la vostra sorridente ipocrita faccia elettorale di fronte al pubblico. Ogni volta che uscite di casa. Ogni volta che un genitore vi guarda negli occhi. Facendo filtrare, dietro la pupilla, il veleno di cui siete responsabili. Un veleno concreto, anche se incolore e inodore. Il cui nome per voi è solo uno spot, un fastidio, una sigla che interrompe la vostra - incontrollabile a voi stessi - volontà di misera potenza: PFAS.
Buona estate.
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Comunicato stampa incontro a Brendola: E l'acqua? La verità sui Pfas secondo atto

E L'ACQUA? La verità sui Pfas – atto secondo
Incontro pubblico a Brendola venerdì 14 luglio ore 20.45
Legambiente: “Chiediamo di applicare subito la legge sugli Ecoreati per avviare la bonifica dell'area inquinata, rivedere al ribasso i limiti dei pfas nelle acque ed avviare presto i lavori del nuovo acquedotto per fornire acqua pulita ai cittadini inquinati”
L’emergenza PFAS non accenna a diminuire e sebbene vi sia la mobilitazione di cittadini, comitati, associazioni ed istituzioni la soluzione del problema non sembra essere alll’orizzonte. Per questo Legambiente ed il Coordinamento Acque Libere da PFAS vogliono fare il punto della situazione con i cittadini: Venerdì 14 Luglio alle 20.45 presso il palazzetto dello sport di Brendola (Vi) hanno organizzato un momento di confronto con le istituzioni coinvolte nella vicenda. “Un momento di confronto che arriva dopo l’incontro tenutosi a Lonigo più di un mese fa che ha visto la presenza di oltre 700 cittadini che chiedevano di essere informati sull’emergenza e sulla loro salute” ricorda Piergiorgio Boscagin, del Circolo Perla Blu di Cologna Veneta e portavoce del Coordinamento. “Viste le recenti rivelazioni contenute nella relazione del NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) di Treviso – prosegue Boscagin – abbiamo organizzato questo appuntamento convinti che la necessità di informazione plurale e di confronto pubblico sia prioritaria per costruire consapevolezza su di un problema così complesso ed avvolgente.”
L’incontro di Venerdì sarà un momento di confronto tra il Ministero dell’Ambiente (con il Sottosegretario Barbara Degani), il Parlamento con Alessandro Bratti (Presidente commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo illecito dei rifiuti), Fabio Trolese presidente di ViverAcqua (consorzio che raggruppa i gestori idrici del Veneto), la Regione Veneto con l’invito fatto pervenire direttamente al Presidente Luca Zaia ed il Direttore Generale di Legambiente Stefano Ciafani.
A preoccupare è la contaminazione delle acque superficiali e di falda da sostanze perfluoroalchiliche, un rischio che colpisce 79 comuni del Veneto e oltre 350.000 abitanti, sostanze riconosciute come interferenti endocrini per l’organismo e che non è ancora chiaro quali rischi possano avere per la salute. Durante la serata verrà posto l’accento su cosa sia stato fatto di fino ad ora e cosa c'è ancora da fare per tutelare il territorio, la sua acqua e la salute di chi lo abita. Il biomonitoraggio sui residenti della zona rossa che comprende i 21 comuni maggiormente a rischio sta allarmando la popolazioni per i valori rilevati nel sangue dei soggetti sottoposti ad analisi, allarme che impone risposte trasparenti ed un impegno concreto da parte di tutti gli organi competenti.
Legambiente ritiene indispensabile il via immediato ai lavori per una nuova presa dell'acquedotto per fornire ai cittadini acqua pulita senza l'utilizzo di filtri ai carboni attivi ed urgente un intervento del Ministero della Salute per un’ulteriore abbassamento dei valori di performance affinché si raggiunga il prima possibile un valore di pfas tendente a zero per le acque potabili.
Gli organizzatori dell’incontro, inoltre si augurano che vengano presto resi noti i dati della mappatura per le matrici alimentari prodotte all’interno delle aree contaminate e chiedono l'applicazione della legge sugli ecoreati che prevede, tra l’altro, la responsabilità giuridica delle aziende, l'obbligo di bonifica. Bonifica che appare indifferibile per il sedime della Miteni S.p.a. come per il bacino dell’Agno Fratta Gorzone, da decenni contaminato dai reflui industriali della valle del Chiampo.
“I nostri incontri rispondono ad una necessità di conoscenza della situazione, dei rischi e delle soluzioni che è sempre di più emergente nella popolazione veneta e non solo nella zona rossa – commenta il presidente regionale di Legambiente Luigi Lazzaro – e sarebbe un vero peccato se Zaia che non ha ancora risposto all’invito si sottraesse alla discussione: Ministero, Parlamento e Regione sono attori a nostro avviso ugualmente determinanti ed imprescindibili e l’assenza da questi appuntamenti della Regione Veneto rappresenterebbe un deficit nel diffondere la più completa e rigorosa informazione relativa al problema, dato che questa problematica per sua natura ricade nella competenza territoriale diretta della regione Veneto che nell’ambito della sua autonomia di gestione deve attuare tutte le misure necessarie a contrastare tale fenomeno di contaminazione”
Aggiornamenti su attività e incontri della campagna di Legambiente e Coordinamento Acqua Libera da Pfas clicca qui #bastapfas
per informazioni:
Coordinamento Acqua Libera dai Pfas - Piergiorgio Boscagin 3487236715
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Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas


Pfas: autorizzazione regionale impianto di cogenerazione Miteni e ultimo rapporto Arpav su contaminazione acque da Pfas:http://bur.regione.veneto.it/BurvServi…/…/DettaglioDgr.aspx…
http://www.arpa.veneto.it/…/p…/acquesotterranee_pfas2016.pdf
Autorizzazione all'installazione e all'esercizio di un impianto di cogenerazione della potenza di 2 MWe…
bur.regione.veneto.it

sabato 8 luglio 2017

Da dove arriverà la nostra acqua pulita? vediamo cosa sta succedendo a Carmignano Di Brenta

La soluzione per la sostituzioni dei nostri pozzi inquinati di Almisano( notate bene di Brendola e di Sarego in questi articoli non se ne parla) è stata affidata a Veneto Acque una S.P.A con un unico socio, la regione Veneto e un amministratore unico : Gianvittore Vaccari
In questo articolo ancora nel 2015 si informava di una class action fatta dai comitati in difesa del terriorio sul Brenta anche per i prelievi d'acqua per la conduttura dell'acquedotto del Veneto proprio a Carmignano sul Brenta : 




Class action salva-Brenta contro cave e acquedotti

Fronte comune dei comitati locali e dei politici di Cittadella, Carmignano, Piazzola e Fontaniva per fermare la riapertura dell’escavazione e il pompaggio dalle falde









CITTADELLA. «Tutti a difesa del Brenta e del territorio». Passa la linea di un asse tra i Comuni e i comitati ambientalisti alla riunione “Giù le mani dal Brenta” mercoledì a Santa Croce Bigolina.
L'incontro ha visto la partecipazione di oltre cento persone e arriva dopo la prima tappa di luglio, a Carmignano di Brenta, che ha dato il via a una mobilitazione spontanea che sembra aver già trovato ascolto. Nelle relazioni introduttive l'ex segretario della Pro Loco Giuliano Basso e l'ex sindaco di Carmignano Paolo Rigon, protagonisti da lustri di importanti lotte contro lo scavo selvaggio del fiume, hanno inquadrato nel mirino due progetti della Regione contro i quali è già stato depositato un esposto. «I progetti riguardano il prelievo di acque a Camazzole e la “difesa” della sponda sulla sinistra Brenta, lungo via Casoni, tra Cittadella, Carmignano e Fontaniva. Sul primo ci sono diversi problemi: si va a prelevare acqua solo a Camazzole, si butta denaro pubblico inutilmente, non sono stati costituiti gli organi di controllo, non si è decisa nessuna difesa della sponda e non sono chiari i progetti della ricarica della falda».
Per Cittadella è cruciale il secondo progetto, che prevede di portare via qualcosa come 600 mila metri cubi di ghiaia «in cambio di un argine di 600-700 metri. Si rischia di spianare per chilometri uno straordinario habitat naturale», denunciano Rigon e Basso.
«I Comuni sono gli ultimi a essere coinvolti», ha osservato il sindaco di Fontaniva Lorenzo Piotto. Secondo l'ex sindaco di Piazzola sul Brenta, Renato Marcon, «è opportuno sia un ente terzo, come il consorzio di bonifica, a istituire il tavolo tecnico». Presente anche l'assessore cittadellese Pio Luigino Campagnolo, il quale ha fatto sapere che «l'inizio dei lavori per l'opera su via Casoni è previsto il prossimo anno, a marzo, e il cantiere, secondo il progetto della Regione, durerà 18 mesi. Ho a cuore il Brenta, certo, ma mi preoccupano anche le migliaia di camion di ghiaia che attraverseranno le nostre strade. E dove verrà portata?»
Alla fine pare
un accordo si sia trovato: le amministrazioni comunali coinvolte e il gruppo che ha sollevato il problema, di Carmignano e Santa Croce Bigolina, entro settembre siederanno attorno a un tavolo tecnico in Comune a Fontaniva per concordare una linea di azione comune.


NEL 2016 un intervista al sindaco di Carmignano sul Brenta 

Intervista al Sindaco di Carmignano di Brenta Alessandro Bolis che lamenta una serie di perplessità in merito al progetto per la realizzazione del MO.S.A.V. (Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto) dichiarando che non è in discussione l’obiettivo, in quanto l’acqua rimane il bene principale per ogni cittadino, ma teme conseguenze per un territorio già devastato in passato.
Nello specifico le opere che sono state iniziate in questi giorni nell’area golenale del fiume Brenta rientrano nel progetto di attuazione nello Schema Acquedottistico del Veneto Centrale (S.A.VE.C.), mediante il quale è prevista l’interconnessione degli acquedotti alimentati dalle falde del Medio Brenta, del Sile dell’Adige e del Po, la cui progettazione, unitamente alla costruzione, è affidata in concessione alla Società Veneto Acque S.p.A. In particolare, il S.A.VE.C. prevede la realizzazione di due anelli acquedottistici alimentati per l’80% da nuovi prelievi nell’area del Medio Brenta.
La società Veneto Acque S.p.A., società il cui unico socio è la Regione Veneto, ha prodotto nelle varie fasi progettuali il “Progetto di derivazione delle falde del Medio Brenta”   per l’attivazione di un prelievo complessivo di 1.950 l/s ( 950 + 200 l/s prelevati da Veneto Acque S.p.A. e 800 l/s, attualmente in essere, prelevati da ETRA e CVS ).
Il prelievo è effettuato interamente lungo la sponda destra della ex cava Giaretta, interessando territorialmente i Comuni di Carmignano di Brenta, Fontaniva e Cittadella.
Vista l’estensione territoriale dell’intervento di rinnovamento della rete idrica in questione, e in ragione del fatto che lo stesso comporta il coinvolgimento di molti Enti Pubblici, tra cui tredici Comuni, le Provincie di Padova e Vicenza oltre che A.A.T.O. Brenta, Etra S.p.a., il Consorzio di Bonifica Brenta, l’A.R.P.A.V. e, ovviamente, la Regione Veneto e Veneto Acque S.p.A., è stato all’uopo elaborato, tra tali Enti, un Accordo di Programma e deliberato di rispettivi organi preposti.
L’Accordo di Programma doveva essere quello strumento ideato per il conseguimento di obiettivi di qualità ambientali a fronte di un progetto che inevitabilmente avrà un forte impatto in un territorio già pesantemente violentato in un recente passato. E’ evidente che la zona interessata deve essere oggetto della massima attenzione e tutela innanzitutto dal punto di vista ambientale, visto che è sottoposta a tutela quale sito S.I.C./Z.P.S. IT3260018 “Grave e zone umide del Brenta”.
Per questo con l’Accordo di Programma si dovevano mettere in atto tutta una serie di strategie di lungo periodo che impegnasse gli Enti firmatari ad intraprendere, in relazione alle proprie specifiche responsabilità e competenze, azioni incisive al fine di tutelare i territori in cui l’intervento di captazione delle falde ricade.
Alle già importanti perplessità per un progetto di derivazione delle falde che per utilità pubblica vede coinvolti questi territori, si sono aggiunte poi, nel 2014, quelle relative al “ Progetto stralcio per il recupero dei rilevati in alveo” con il quale si ipotizzava di intervenire sul letto del fiume Brenta asportando un quantitativo di ghiaia pari a 70.000 mc, prevedendo una movimentazione di almeno 6000 camion all’interno dell’area naturalistica, al fine di utilizzare il materiale prelevato per costituire le arginature a protezione dei pozzi di prelievo.
I comuni interessati, dopo aver letto l’intera documentazione depositata hanno inviato alla Commissione esaminatrice e alla Regione Veneto una serie di dubbi e perplessità, senza però ricevere risposta alcuna.
La Regione purtroppo- urlano in coro i sindaci- non sembra aver colto la gravità delle problematiche fatte da chi vive e conosce il territorio, problematiche supportate da studi approfonditi, ed ha concluso con decreto la procedura di verifica di assoggetabilità ritenendo che, il progetto di derivazione dalle falde del Medio Brenta – Stralcio per il recupero del materiale e formazione dei derivati in alveo” presentato dalla Società Veneto Acque (si ricorda: il cui socio unico è la Regione medesima), andasse escluso dalla doverosa sottoposizione alla Valutazione di Impatto Ambientale.  Qui l'intervista : http://www.accadeinzona.it/eventi/2016/04/08/creazione-nuovi-acquedotti-sulle-sponde-del-brenta-si-inizia-le-polemiche/

Nello scorso maggio 2017 l'assessore all'ambiente della regione Veneto, Giampaolo Bottacin in consiglio comunale straordinariosui pfas a Montecchio Maggiore annunciava:




“Veneto acque”,
3 vie per togliere
i pozzi con i Pfas

L’assessore Gianpaolo Bottacin a un incontro sui Pfas nel Vicentino
L’assessore Gianpaolo Bottacin a un incontro sui Pfas nel Vicentino
Piero Erle
«Quello che vogliamo capire al più presto è quali progetti sono realizzabili prima, per tempo ed efficacia. E intanto speriamo di avere le promesse risorse statali: la prossima settimane incontrerò di nuovo il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti». Così l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin spiega l’incarico affidato dalla Regione alla sua società “Veneto acque” - fresca di cambio al vertice con la nomina dell’amministratore unico Gianvittore Vaccari - per individuare i progetti per la “messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoro-alchiliche”, i famigerati Pfas.
I FILTRI COSTANO TROPPO. Come noto, l’allarme Pfas è scoppiato nella primavera di quattro anni fa, e la Regione ha subito imposto ai gestori di acquedotto di intervenire per ridurre nell’acqua potabile la concentrazione di inquinanti (che prima non era mai stata misurata). Già a settembre i valori dell’acqua nei rubinetti erano «al di sotto dei livelli di performance indicati dall’Iss-Istituto superiore di sanità». La tecnica efficace è stata quella storica dei filtri a carboni attivi: installati nelle centrali di acquedotto «consentono di rispettare i livelli di performance stabiliti dall’Iss per le acque potabili». Con due problemi: comunque i filtri «non sono in grado di consentire la totale assenza di tali composti dalle acque potabili distribuite in rete», e in più occorre «una frequente sostituzione dei filtri installati, con un costo gestionale che si riflette necessariamente in misura non trascurabile» sulle bollette. Quindi i filtri non possono essere una soluzione definitiva. Anche perché l’inquinamento della falda in zona Chiampo e aree del Vicentino e Padovano non vedrà una soluzione di bonifica a breve.
IL PIANO. La conclusione è stata indicata da tempo dai tecnici: chiudere il prelievo dai pozzi di Almisano (500 litri al secondo circa) e portare con nuove tubazioni alla centrale di Lonigo altra acqua “pulita” del Veneto creando una rete che colleghi tra loro pozzi e centrali già esistenti. Sono già sei gli incontri fatti tra Regione, Veneto acque e i gestori del servizio idrico. È stata quindi individuata una triplice soluzione, all’interno del grande Modello strutturale degli acquedotti varato dalla Regione nel 2000. Primo, il prelievo dell’acqua nell’area del Brenta a Carmignano, dove “Veneto acque” sta potenziando il sistema veneto, con una condotta che porti poi l’acqua a ovest lungo l’A4 fino a Lonigo. Secondo, portare acqua dal sud verso Almisano, utilizzando strutture già esistenti. Terzo, una condotta dal Veronese.
LE PRIORITÀ. Sarà Veneto acque, a breve, a dire quali sono le soluzioni su cui puntare prima. Sembra tramontata una priorità per il “tubo” veronese. «Sarà Veneto acque a indicare la priorità, ma al momento - spiega l’assessore Bottacin - pare che sia più avanzata l’ipotesi dell’approvvigionamento dal sud, mentre quella più efficace è quella dell’utilizzo delle falde sotto il Brenta». C’è il problema risorse, ovviamente. Veneto acque ha 88 milioni di finanziamento Bei per realizzare il piano acquedotti “ordinario” «ma questa è una situazione straordinaria e va detto che la Regione ha già speso circa 500 milioni per la vicenda Pfas, mettendo assieme i fronti sanitario, acquedottistico, ambientale. Li abbiamo chiesti al Governo, e a fronte di 20 miliardi di tasse venete che restano a Roma merita certo che ci venga data una riposta per un’emergenza come questa. Ci hanno annunciato 80 milioni per gli acquedotti: il dialogo con il ministro Galletti c’è, mi auguro possano arrivarci al più presto - conclude Bottacin - per iniziare gli interventi individuati come priorità dalla nostra azienda».
Piero Erle
Noi di Acqua Bene Comune Vicenza in data 23 Giugno 2017 abbiamo richiesto a Veneto acqua con un accesso agli atti il Progetto  MO.S.A.V. (Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto) 
e questa la risposta che ci è arrivata una settimana con allegata anche la delibera della Regione 
Deliberazione della Giunta Regionale n. 385 del 28 marzo 2017
Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto. Messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoro - alchiliche (PFAS). Affidamento alla società Veneto Acque S.p.A. del coordinamento tecnico degli interventi finalizzati alla progettazione e realizzazione delle condotte di adduzione primaria da fonti idropotabili alternative e relative interconnessioni.http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=342460http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=342460

Sul Mattino di Padova del 7 luglio infine finalmente  leggiamo questo che l'assessore Bottacin va a Carmignano per un sopralluogo ma l'acqua che si estrarrà è di molto infeririore ai litri che erano previsti. :


Bottacin apre i pozzi del Brenta estrarranno 250 litri al secondo 

L’assessore veneto all’ambiente in sopralluogo a Camazzole di Carmignano con il sindaco Bolis Gli ambientalisti: «Il progetto di captazione va bloccato». Sull’opera pesano ancora esposti e ricorsi


mercoledì 28 giugno 2017

Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo

Luciano Panato ha condiviso un link.
Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo, essendo i due, i veri detentori del potere nel centrodestra della Valle del Chiampo ha un solo significato: Il gioco dell'oca, iniziato dal centrodestra sul problema impianto per i fanghi conciari torna alla casella di partenza. Ossia, il Papa straniero ( posto a capo di Acque del chiampo sempre dal duo Pellizzari Marcicaglia), il serafico Serafin, ha prodotto fuffa, ma nulla di concreto. Ora aspettiamo i fatti veri dal duo Pellizzari- Marcicaglia: in primis i progetti con i relativi costi, impatti ambientali e sanitari. Il gioco dell'oca, lo ripetiamo, inziato da voi, è finito. prendetene atto e buon lavoro.
per ricordare: una vecchia intervista ad Andrea Pellizzari:http://www.andreapellizzari.it/…/fanghi-e-concia-nellovest…/
Un intervento pubblico dell'allora presidente di Acque del Chiampo Renzo Marcicaglia:http://www.vicenzapiu.com/leggi/la-miccia-sui-fanghi

domenica 25 giugno 2017

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Quotidiano | Categorie: Fatti

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 21 Giugno alle 18:00 | 0 commenti
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Il Comitato degli Stati Membri dell'Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha concordato all'unanimità di identificare il Bisfenolo A e l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico e i suoi sali (PFHxS) come sostanze "estremamente preoccupanti" (SVHC). È quanto rende noto l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). Parliamo di: sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione; sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche; sostanze che perturbano il sistema endocrino.

Il MoVimento 5 Stelle Veneto interviene per informare che la presenza di queste sostanze riguarda da vicino la nostra Regione: "Non solo Pfas a catena lunga ma anche l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico (Pfas a catena corta) sono stati trovati nell'ambiente nei pressi della Miteni e soprattutto nelle analisi del sangue delle persone monitorate all'interno delle indagini sulla contaminazione da Pfas.
Se i Pfas a catena lunga causano numerosi danni, comprese patologie per i feti e le donne incinte, queste altre sostanze (6 atomi) sono riconosciute dall'Ispra come cancerogene e tossiche, e perfino più pericolose dei Pfas di cui abbiamo parlato fino ad oggi.
Ogni giorno la vicenda Pfas e i suoi responsabili, la Miteni S.p.a., rivelano dettagli sempre più allarmanti.
La Miteni deve chiudere immediatamente e si deve procedere alle operazioni di bonifica a sue spese".
Lo scarica barile su Mitsubishi Corporation. "Secondo i carabinieri del Noe la Miteni sapeva di inquinare, ma lo ha tenuto nascosto. Ora l'azienda scarica le colpe su Mitsubishi Corporation, proprietaria di un tempo?
Questo si accerterà, ma ciò che è sicuro è che la falda sotto la Miteni è contaminata e sta inquinando, dunque deve essere bonificata. Poi sarà un problema di Miteni rivalersi su Mitsubishi. Ma ad oggi a fare le spese di tutto questo sono 350mila veneti che assimilano acqua contaminata, e questo non può continuare un giorno di più. Si metta in sicurezza la popolazione e si tutelino i dipendenti della Miteni".
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